Apr 162015
 

Serena Finatti: Serena più che mai ( 2014, Folkest dischi/Cni)
★★★★☆

SERENA~1

Avevo conosciuto Serena Finatti quando faceva parte dei Deja. Mi arrivò il cd “Distratti dal vento” e fui subito rapito dalla sua intensità e bravura vocale, una cantante vera che con la sua espressività era capace di portarti lontano. Una di quelle voci e di quelle attitudini che veramente colpiscono per qualità di scrittura e scelte stilistiche. Un cd con dodici brani originali tra cui un brano strumentale di Andrea Varnier (unico “sopravvissuto” alla metamorfosi dei Deja, da quintetto a duo) e secondo me il vero atto di nascita di Serena, che con Andrea Varnier ha forgiato un’unione che nel tempo si è rivelata molto proficua e solida. Un cd registrato in campagna dove la simbiosi Deja-Natura si sente, traspare, e viene sublimata. Il cd seguente dei Deja, “Laila” continua su questo percorso, brani originali, due strumentali, un grande gusto sonoro e un brano, “Lenzuolata”, molto bello e molto efficace come singolo, corredato anche da un video decisamente suggestivo. Serena Finatti si divide tra musica, teatro per bambini, (è autrice di testi e musiche) e letture animate – progetto sempre dedicato alla formazione dei più piccoli. Il suo sito recita che è un “personaggio fuori dagli schemi accademici” e forse il suo fascino è proprio qua, nel sapiente bilanciamento di più arti, tutte in fondo correlate tra loro. Dopo aver ricevuto svariati premi e riconoscimenti come Deja, (primo posto“Singer-Songwriter Contest” all’Open Strings Festival a Osnabruck in Germania nel 2009, terzo posto al Festival della Canzone Friulana nel 2012, primo posto Premio Poggio Poggio Bustone nel 2013, Musicultura premio speciale “En Certain Regard” sempre nel 2013) e dopo aver cantanto per una serie di audiolibri per bambini con la voce narrante di Lella Costa, Serena si è sentita pronta al grande salto. Con il fido Andrea Varnier sempre al suo fianco, rilascia “Serena piu che mai” primo cd a suo nome, edito dall’etichetta Folkest dischi e distribuito da CNI. Disco con il quale si è candidata al Tenco come migliore opera prima.
Un disco intenso, elegante, con raffinati strumentisti e con una bella scrittura sin dal suo aprirsi con “Incantata dal cielo” dove spicca il Quartetto Pezzè di archi, un inno naturista, tema molto caro a Serena da come traspare anche dalle altre traccie. Cito “Homeless” un gioco vocale molto affascinante, con un arrangiamento di archi in bella evidenza e con ospite Matt Epp, songwriter canadese molto interessante. Cito anche “Le Cirque des animaux”, “Sospesi qui” e “Sorriso”.I suoni di piano e archi sono molto ben bilanciati e permettono a Serena di raccontare le sue storie in modo molto intenso. Un disco maturo che conferma Serena Finatti e che apre porte per un futuro sempre più di autore. Incontro Serena per farsi un pò raccontare..

Ciao Serena,benvenuta su Slowcult! Partiamo dai giorni nostri ..hai aperto di recente il concerto di un icona culturale come Joan Baez. Questo mi da spunto per chiederti la musica con la quale sei cresciuta, e la tua esperienza di condivisione sul palco con tale persona

Serena Finatti: Ciao Slowcult! Avere la possibilità di suonare la propria musica prima di un’artista internazionale della sua fama è un grande onore. Joan non è solo cantautrice e interprete di successo, è anche una donna coraggiosa che ha saputo spronare e svegliare gli animi di migliaia di persone rischiando anche in prima persona… per me è un esempio a cui fare riferimento per sentirsi meno soli di fronte alle battaglie della vita, siano esse personali o di più ampia portata. Quella sera è nella mia memoria, ora, e mi aiuta a cantare credendo ancora di più in ciò che faccio, seguendo la verità che sento dentro, cercando di andare oltre per arrivare a chi vuole ascoltare. Riguardo alla musica con la quale sono cresciuta… mi piacerebbe tanto risponderti che ho vissuto sempre immersa nella musica, notte e giorno, stimolata dagli ascolti più belli, libera di godermeli quando e quanto desideravo, ma non è stato così. La mia famiglia, pur contando tra i membri passati e presenti molti artisti, in special modo musicisti, non ha mai favorito il mio viaggio verso questa passione così forte, così fondamentale. Ho dovuto cercarla e l’ho fatto con lo stesso sentimento di un innamorato che cerca disperatamente di vedere il suo amore “irraggiungibile”. Ho ascoltato di tutto, dalle sigle dei cartoni animati alla musica classica, folk, pop, rock, progressive, elettronica, leggera, antica, irlandese… Non è stato facile, ho passato molti momenti difficili, fatti di rinunce, sacrifici, scelte drastiche, ma non sono mai stata sola, ho sempre avuto accanto persone speciali con cui condividere il mio percorso. Sono fortunata.

Ti esibisici da un bel po di tempo in duo acustico, sarei curioso di vederti con una band, magari minimale, con, anche come sul disco, sezione di archi o qualcosa che rivesta le tue canzoni su un palco, è in previsione questo?

Serena Finatti:Con “Serena più che mai” si è pensato proprio di fare questo, portare la mia musica al pubblico suonandola con un organico più corposo, di maggior impatto: quartetto d’archi, contrabbasso, percussioni, batteria, pianoforte e chitarrra. Alla presentazione ufficiale del disco, avvenuta a luglio sul palco di Folkest a Spilimbergo, c’erano tutti questi elementi ed è stata una bellissima serata. Il fatto è che Andrea è un chitarrista straordinario, quando sono sul palco con lui e canto mi pare ci sia già tutto quello che serve e oltre. Poi muovere tanti musicisti è impegnativo e costoso, purtroppo. In definitiva non escludo di fare dei concerti con più musicisti sul palco, ma l’attività live principale, per ora, rimane l’ormai collaudata formazione in duo.

Quanto la tua terra ha influenzato il tuo percorso artistico, vedo una forte unione tra te e il tuo territorio…

Serena Finatti: Il Friuli è di per sé una regione molto varia: c’è la montagna, la collina, il mare, la laguna, la pianura, è tutto concentrato in una “piastrella” del mondo! Questo di sicuro stimola a essere attivi e in movimento creativo, ma bisogna stare attenti a non sedersi, avere tanto e tutto vicino può portare a non voler provare altre vie, a chiudersi, e la musica è apertura, non chiusura! Non dimentichiamo che il Friuli è una regione di confine, riceve influenze dall’Austria, dalla Slovenia, ma anche dalla Croazia e dai paesi dell’Est in generale. Amo la mia terra, ma ho avuto la fortuna di vivere in diversi posti anche fuori dall’Italia, e ho voluto imparare ad amare LE terre, credo nelle contaminazioni sane e creative e pare che questo inevitabilmente emerga anche dalla musica che scrivo.

Grazie Serena e a presto, magari per una data romana…

Serena Finatti: Grazie Fabrizio per questo scambio!

Recensione e intervista di Fabrizio Fontanelli

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