Mar 232011
 

The Strokes: Angles (RCA/Rough Trade) 2011

★★★★☆

Gli Strokes sono tornati! Alla grande, aggiungerei. 5 interminabili anni di pausa dall’ultimo disco, “First Impressions of Earth”, che ci aveva lasciato un po’ delusi. E non solo a noi, ma anche alla band, tanto da indurla a prendersi una pausa. Una pausa come tra 2 fidanzatini in crisi. E noi, poveri amanti dimenticati, ci siamo dovuti cercare qualche altra band con cui flirtare, custodendo gelosamente la loro foto nel cassetto. Ma mentre risolvevano la loro lunga crisi del settimo anno, i ragazzi hanno sperimentato carriere “soliste” con risultati alterni – a parte Nick Valensi, che invece ha sperimentato sua moglie Amanda De Cadenet, con la quale ha avuto anche 2 gemelli (scusate, ma un po’ di gossip ci sta sempre bene!). Casablancas ci ha letteralmente spiazzato con il suo “Phrazes of the Young”, Hammond Jr. ha pubblicato addirittura 2 album (ottimo il primo, “Yours to keep”, meno il secondo, “¿Cómo Te Llama?”) e anche Fraiture e Moretti hanno detto la loro: il primo con lo pseudonimo Nickel Eye ha dato vita a “The Time of the Assassins” (da rivedere…), mentre il secondo ha messo su un progetto dal nome Little Joy, pubblicando un disco omonimo con la sua ragazza Binki Shapiro e Rodrigo Amarante, chitarrista, cantante e bassista dei Los Hermanos, band brasiliana molto conosciuta in patria.
Insomma di carne al fuoco ne è stata messa tanta e si può dire che questo periodo sia servito alla band per maturare, sperimentare generi diversi dallo strokes-sound e confrontarsi con nuove realtà, fino al giorno in cui i cinque si sono detti: “Ok, riproviamoci!”. In fondo ci amiamo ancora…
La gestazione del disco non è stata particolarmente semplice. C’era poca coesione nella band, bisognava ritrovare quello spirito di unione che la lunga pausa aveva in parte cancellato. Antichi screzi, immancabile sindrome da prima donna per Julian e quant’altro ci si possa immaginare dentro una band. Il primo ingresso in studio avvenne a febbraio 2009, tanto che si pensava ad un’uscita del disco per fine anno. La produzione venne affidata in un primo momento a Joe Chiccarelli, uno con un curriculum bello lungo. Ma gli Strokes, come sappiamo, difficilmente si trovano bene con i produttori. Già nel 2002 avevano mandato a quel paese Nigel Godrich, il sesto membro dei Radiohead. È così è andata anche con Chiccarelli. Buttata gran parte del lavoro fatto nel cestino, ad eccezione della traccia che conclude l’album “Life is simple in the moonlight”, i ragazzi decisero di trasferirsi nell’home studio di Hammond Jr. per riprendere a registrare. Nel frattempo nell’estate del 2010 la band trovò il tempo per rifarsi un po’ di ossa dal vivo. E scelse, per il primo live dopo quasi 4 anni, di riapparire con un secret show londinese, sotto il nome di Venison davanti a un pubblico miracolato di 487 persone, tra cui la mia amica Ottavia (quando lo seppi rimasi senza parole per 2 giorni…). E così tra una dichiarazione e l’altra si è arrivati ad oggi.
E veniamo al disco! “Macchu Picchu”, la traccia di apertura, ci porta dritti sulla spiaggia di Miami in un assolato pomeriggio degli anni ’80. “Under cover of darkness”, il primo singolo estratto dell’album, è un pezzo allegro, che mette buon umore con un classico strokes-sound di meravigliosi intrecci chitarristici e con la voce di Julian in primo piano. Con “Two kinds of happiness” si ritorna agli ’80: un pezzo new wave nella strofa, dettata dalla semplice linea di basso, che esplode nel ritornello. Anche qui grande prova vocale per Casablancas. La quarta traccia “You’re so right” – lato b di “Under Cover of Darkness” – risulta la più faticosa da digerire e necessita di numerosi ascolti. È stata scritta da Fraiture e si sente, eccome, perché sembra provenire dall’album solista del bassista. Ma è proprio qui che si spiega perfettamente il titolo del disco, “Angles”, angoli, diverse angolazioni, punti di vista. E così i nuovi Strokes si materializzano a 360°. Non è più come prima, quando Casablancas si occupava quasi da solo del songwriting: l’apporto alla scrittura dei pezzi arriva da tutti i membri della band. Anche “Taken for a fool” ne è una conferma. Scritta da Valensi, che finora non conoscevamo come autore solista, ci regala un ritornello irresistibile in puro stile “old Strokes”, da ballare e da saltare senza fermarsi. Bello anche tutto il complesso chitarristico. Con la buona dose di guitar synth di “Games”, si torna agli anni ’80. È una traccia che potrebbe provenire benissimo dall’album solista di Casablancas. “Call me back” è un pezzo senza batteria, lento e romantico: ci troviamo di fronte ai Velvet Underground dei nostri anni. Le tracce 8 e 9 passano con disinvoltura, “Gratisfaction” è old school, mentre con “Metabolism” viene ripreso il filo interrotto con “First Impressions of earth”. L’album si chiude con “Life is simple in the moonlight”, unica traccia, come detto, sopravvissuta alle registrazioni con Chiccarelli, un regalo pop di Casablancas alla sua band e al suo pubblico.
“Angles” è un disco variopinto, dai mille colori e dalle mille sfumature. Di certo non sono più questi gli Strokes che i critici attaccavano come sempre uguali a se stessi. È il disco della pace ritrovata, della maturità raggiunta, che consegna definitivamente gli Strokes alla storia del Rock, la storia delle band che contano.

Recensione di Alessandro Lepre

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