Feb 122013
 

Roma, Auditorium parco della musica, 7 febbraio 2013

★★★★☆

Non tutti possono diventare danzatori ma tutti possono danzare. Questo è il pensiero portante su cui è nato il collettivo IfHuman e il progetto “Fear and Desire”, andato in scena all’Auditorium di Roma per il Festival Equilibrio.
La coreografa Julie Anne Stanzak, che vanta una lunga permanenza come danzatrice professionista nel Pina Bausch’s Wuppertaler Tanztheater, insieme alla regista e attrice italiana Gaia Saitta hanno creato “Fear and Desire” spettacolo sincero nei suoi intenti e pieno di fresca energia donata dalla bravura e generosità dei giovani attori-danzatori.
Siamo in piena atmosfera teatro danza senza però nessun riferimento post espressionista, piuttosto quel che si comunica al pubblico è un’irresistibile voglia di recitare attraverso i corpi, di raccontarsi con tutto il materiale che si ha a disposizione: corpo, voce, mimica, registri emotivi e sense of humour.
Le due artiste si sono incontrate per la prima volta dodici anni fa, e due anni fa hanno cominciato a combinare insieme gli elementi della loro ricerca artistica personale, in un lavoro comune.
Sulla scena ci sono un gruppo di attori di diversi Paesi che danzano quello spazio incolmabile che c’è tra la paura di agire (fear) e il desiderio di farlo (desire). Questo spazio tra i due sentimenti è ciò che muove le nostre esistenze, e per dirla con le parole della regista: “Mi è sembrato il modo più autentico di rappresentare la nostra vita, in cui ci troviamo a danzare, ma non conosciamo mai bene i passi…”.
In verità tra i giovani attori che si sono trovati a danzare – tra l’altro alcuni anche bene – si cela una vera e brava danzatrice.
Spettacolo riuscito, con alcuni momenti musicali molto coinvolgenti, coreografie tarate apposta per dei non danzatori ma di ottimo effetto soprattutto nei momenti corali e una regia precisa e divertente.

recensione di Claudia Pignocchi

  One Response to “Collettivo IfHuman: Paura e desiderio di danzare”

  1. Bella recensione, Claudia. A me dello spettacolo sono piaciute due cose: 1) la grande ironia, ma un’ironia per niente sarcastica, anzi gioiosa; 2) questa metafora della vita, di cui parla la regista. E’ proprio vero: tutta la nostra vita si muove (purtroppo) tra paura e desiderio

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