Feb 232011
 

Prima Parte e Seconda Parte

Dal  7 dicembre , il Teatro Vascello di Roma ha ospitato per quasi un mese l’Antologica Rezza-Mastrella. Fino al 2 gennaio, sono andate in scena le ultime cinque opere teatrali della coppia artistica di Anzio, composta da Antonio Rezza, autore e attore (spesso unico) degli spettacoli, e Flavia Mastrella, autrice e scenografa (anche se quest’ultimo termine è in realtà improprio, visto che gli ambienti inventati da Flavia non possono essere definite scenografie).
La prima rappresentazione è stata “Pitecus” (1995), che riprende, tra l’altro, alcuni spezzoni da un precedente spettacolo della coppia: “Barba e cravatta” (1990). “Pitecus” è una galleria di personaggi, tutti interpretati da Rezza, dalla quale fuoriemergono i limiti dell’essere umano: pigrizia, cinismo, incapacità. I personaggi sono imbalsamati anche nel modo in cui vengono rappresentati: si vede solo la loro testa e le loro mani che emergono da quadri di stoffa.
I quadri di scena sono presenti anche in “Io” (1998), ma in questa opera i corpi iniziano a distaccarsi da essi. Presente anche un’interazione con il pubblico, spesso bistrattato dai personaggi rezziani, che avrà il suo culmine nello spettacolo successivo.
“Fotofinish” (2003) è il grande capolavoro della coppia Rezza-Mastrella. A differenza delle prime due opere, in “Fotofinish” abbiamo un unico personaggio. Che però impazzisce gradualmente a causa della sua solitudine, ed inizia a creare un mondo intorno a sé, fingendosi fotografo, cliente, politico, soldato, impiegato, medico, suora, cane. Si spoglia, frusta il pubblico, palpa le gentildonne e manifesta il suo disagio.
Le recensioni di Bahamut e 7-14-21-28 sono invece state già raccontate precedentemente.
PRIMA PARTE                                                                                                                        SECONDA PARTE
                                           
Il 16 dicembre, poco prima della rappresentazione del terzo atto dell’Antologica (“Fotofinish”), abbiamo incontrato Flavia Mastrella ed Antonio Rezza, abbiamo discusso della loro opera omnia e seguito la preparazione dello spettacolo. Erano presenti anche Maria Pastore (tecnico delle luci) ed Armando Novara. Quest’ultimo è stato presente nei corti e nel teatro di Rezza fin da bambino, dopodiché ha intrapreso altre strade, al di là del teatro. Ma in quell’occasione, in seguito al forfait di Ivan Bellavista, è ritornato sul palco sono due anni di assenza.
Si è discusso della scelta della coppia di rappresentare anche spettacoli vecchi, del rapporto tra teatro e cortometraggi, dell’esperienza di Rezza al Pippo Chennedi Show dei Guzzanti. E poi ancora, del rapporto con il pubblico e con la politica. La discussione si è poi spostata su cinema, letteratura e musica: il primo lungometraggio di Antonio e Flavia “Escoriandoli” (1996), presentato, tra l’altro a Venezia; i quattro libri scritti da Antonio; la collaborazione con Afterhours e Frankie HI-NRG MC. Ed inoltre, Flavia Mastrella ci ha spiegato come è nato l’habitat di “Fotofinish”.
La parola finale, poi, spetta al pubblico.

Andrea Longobardo

  2 Responses to “Intervista ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella”

  1. Ciao, sono Ivan Bellavista.
    Ho letto attentamente la tua recensione su Antonio Rezza e Flavia Mastrella e purtroppo devo constatare che ci sono grosse inesattezze per quanto riguarda la mia partecipazione al lavoro di Antonio e Flavia.
    Ci tengo a dire che ormai da quattro anni faccio parte integrante della compagnia RezzaMastrella, da quando Armando Novara se ne è andato per intraprendere altre strade lavorative.
    Da allora tutti gli spettacoli di Antonio e Flavia, tranne Pitecus e Io, hanno visto la mia partecipazione (in Bahamuth insieme a Giorgio Gerardi).
    Uno degli ultimi lavori, appunto,è stata l’Antologica al Teatro Vascello di cui tu parli, nella quale ho lavorato dal 14 Dicembre fino al 2 Gennaio ininterrottamente tranne che in quattro repliche in Fotofinish nelle quali, per gravi problemi familiari, sono stato fortunatamente sostituito da Armando che , come tutti sanno, ha fatto parte dello spettacolo fino al 2008.
    Non mi sembra che tu abbia reso bene l’idea di questa situazione: leggendo il tuo articolo, infatti, il mio nome emerge come quello di un divo capriccioso che “ha dato forfait” di punto in bianco lasciando la Compagnia a gambe all’aria.
    Il mio lavoro con Antonio e Flavia (e non solo il mio, ma quello di tutti coloro che fanno parte di questa Compagnia) richiede un impegno costante e faticoso per risultati altrettanto soddisfacenti e ottimi.
    Per una mia personale questione di dignità e professionalità è stato mio interesse scriverti queste mia precisazioni quanto prima.
    Grazie, cordiali saluti, ti aspetto a teatro
    Ivan Bellavista

  2. Ciao Ivan.
    Conosco benissimo il tuo ruolo negli ultimi spettacoli di Rezza e Mastrella, e, se leggi la recensione che scrissi un anno fa su “7 14 21 28″ (il link è su questo post), il tuo nome è menzionato. In quell’occasione non ho mancato neanche di dire che hai anche partecipato in “Bahamut” (all’epoca ignoravo la tua partecipazione in “Fotofinish”, in quanto vidi lo spettacolo per la prima volta nel 2005, quando tu ancora non facevi parte della Compagnia RezzaMastrella).
    Conosco anche i motivi per i quali non sei potuto salire sul palco dal 16 al 20 dicembre. Tant’è vero che l’intervista è stata anticipata di due ore rispetto all’orario programmato, perché Antonio doveva giustamente provare con Armando Novara, che da due anni non saliva in scena. Quando il 16 dicembre sono andato al Teatro Vascello, ho ripreso l’arrivo di Armando, a cui ho posto anche una domanda sul suo ritorno sulle scene.
    Nel momento in cui ho scritto il post, mi è sembrato opportuno non spiattellare pubblicamente le tue vicende familiari, accennando alla tua assenza nel giorno dell’intervista con il termine più generico possibile, ovvero “forfait” (che in sè non ha una connotazione negativa, vuol dire solo “mancata partecipazione”). Nota bene che ho scritto che la tua assenza riguardava “quell’occasione”, non tutta la durata dell’Antologica.
    In conclusione, con il tuo “forfait” non volevo lasciar intendere una tua mancanza di professionalità (ci mancherebbe altro, non ne avrei motivo!), e mi dispiace se l’hai interpretata in questo modo, bensì mi è sembrato il modo migliore per non violare la privacy tua e della tua famiglia.
    Spero in ogni caso che, riguardo quest’ultima, tutto sia risolto.
    Ci vediamo alla prossima rappresentazione, ed avremo modo di conoscerci, visto che quel 16 dicembre non è stato possibile.
    Ti saluto,
    Andrea Longobardo

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