Mar 052013
 

Roma, Teatro Vascello, dal 14 al 24 Febbraio 2013

★★★★☆

Due donne eccezionali: Anna Bonaiuto e Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Eccezionale la performance dell’attrice friulana, di origine napoletana, nell’interpretazione dell’eroina del Risorgimento italiano, già da lei interpretata nel film di Mario Martone “Noi credevamo”.
La belle jouyeuse, di Gianfranco Fiore, è uno splendido atto unico su una delle donne più affascinanti del Risorgimento italiano, troppo spesso, così come altre figure femminili della nostra storia, trascurata nei libri di scuola. Un doveroso omaggio ad una donna incredibile, dalla vita avventurosa quanto fuori dagli schemi interpretata meravigliosamente dalla Bonaiuto che, sola sulla scena dall’inizio alla fine, ci trasporta indietro nel tempo consentendoci un’immersione totale nel XIX secolo e nella biografia della Trivulzio.
Cristina Trivulzio di Belgiojoso (Milano, 28 giugno 1808 – Milano, 5 luglio1871) fu una patriota italiana che partecipò attivamente al Risorgimento, fu editrice di giornali rivoluzionari, scrittrice e giornalista. Lo spettacolo, attraverso il racconto divertente e smaliziato dell’eroina, tocca i principali snodi della sua vita. Dalla prime attività sovversive a Milano sotto il dominio austriaco fino alla fuga in Francia, a Parigi, dove il suo salotto fu frequentato dagli intellettuali e rivoluzionari dell’epoca. Per finire poi con una toccante narrazione della nascita della sua unica figlia, di padre ignoto, e della sua avventura, durata 5 anni, in esilio in Asia Minore.
Tanto eccezionale è l’interpretazione della Bonaiuto da riuscire, senza mai cambiarsi d’abito o di trucco e senza mai uscire di scena, a darci l’idea della vecchiaia della donna, a fine spettacolo, semplicemente con un cambio di postura, di tono, di espressione.
La vita della Belgioioso è ricostruita con precisione, utilizzando molti testi originali della donna e offrendoci un affresco incredibile della sua avventurosa e densa vita. Uno spettacolo da vedere e da consigliare, per rivalutare finalmente il ruolo delle donne, nella nostra storia passata come in quella presente.

Recensione di Francesca Bordini e Annalisa Terracina

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