Feb 122012
 

“Tezuka”

Auditorium – Parco della Musica – Roma 6,7 febbraio 2012
★★★★½

L’ottava edizione del “Festival della nuova danza – Equilibrio” si è aperto con “Tezuka”, prima italiana del coreografo belga Sidi Larbi Cherkaoui, in cui si narra la visione della vita, l’evoluzione artistica e le vicende legate alla creatività dell’artista visionario, padre dei Manga, Osamu Tezuka.
Lo spettacolo porta in scena alcuni personaggi dell’enorme produzione Manga dell’artista giapponese, ma soprattutto cerca attraverso il corpo e il movimento dei dieci danzatori, di trasportare nello spazio e nella danza lo sviluppo del disegno di Tezuka. Se ci riesca o no non è né inequivocabilmente evidente né poi così rilevante. In quanto Cherkaoui è un grande maestro della coreografia, ha uno stile così definito e allo stesso tempo così libero, che permette ai corpi di creare situazioni talmente belle che il solo guardarle ti riempe gli occhi, il cuore e la pancia di gioia.
La coreografia che non è affatto breve e che dà il meglio di sé nel primo atto, si avvale delle musiche originali del compositore Nitin Sawhney e di altre tradizionali giapponesi suonate e cantate da Tsubasa Hori, Park Woo Jae e Olga Wojciechowska. Soprattutto il canto tradizionale è una meravigliosa scoperta per chi non dovesse conoscerlo, ma tutta la colonna sonora è di altissimo livello.
Cherkaoui, in maniera piacevole e comprensibile, ha portato in scena con “Tezuka” tutti i capisaldi della cultura nipponica tradizionale e moderna, offrendola ad un pubblico occidentale non necessariamente acculturato in materia. Nello spettacolo infatti convivono, oltre ai manga che sono i protagonisti, le arti marziali con spade e bastoni, la musica tradizionale, la calligrafia d’arte con il calligrafo Tosui Suzuki, Buddha e addirittura un leggero riferimento alla danza Butoh. C’è veramente tanto Giappone ma soprattutto c’è l’abilità di Sidi Larbi nell’elaborare e sintetizzare tutto questo, aiutato nella riuscita della produzione anche dalle ottime scene di Willy Cessa e dai video artistici di Taiki Ueda.
Si può tranquillamente dire che Cherkaoui abbia sfiorato con questa sua ultima fatica il capolavoro; unica pecca i soprattitoli che hanno il compito di tradurre dal francese, dall’inglese e dal giapponese le parti parlate dello spettacolo. Non erano visibili in alcune parti della sala e anche chi li poteva vedere, per colpa della loro ubicazione altissima, doveva scegliere tra capire qualcosa e perdersi le meraviglie che i danzatori fanno sul palco, o viceversa.
Semmai consiglio sempre il viceversa: meglio non capire niente e deliziarsi però con splendide visioni!

Recensione di Claudia Pignocchi
foto Musacchio e Ianniello

  One Response to “Sidi Larbi Cherkaoui: Dio dei Manga”

  1. Bella recensione, con la quale concordo.
    Era veramente un piacere per gli occhi e per l’anima!

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