Nov 042009
 

di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato. Con Demetrio Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi, Christian Capiozzo, Patrick Djivas, John Cage, Mauro Pagani. Durata 110 min. Italia 2009.

★★★★☆

locandina StratosLa fine è il mio inizio. A questo devono aver pensato Luciano D’Onofrio e Monica Affatato nel decidere il montaggio del bellissimo documentario dedicato al grande vocalist Demetrio Stratos nel trentennale della sua prematura scomparsa. Il film inizia infatti con il celebre concerto del 14 giugno 1979, organizzato a Milano dagli amici di Demetrio per raccogliere i fondi necessari per le sue cure, ma la morte giunse proprio mentre il palco veniva allestito all’Arena Garibaldi, trasformando il concerto in una celebrazione in onore del grande artista. Stratos morì al Memorial Hospital di New York a 34 anni, colpito da una grave forma di anemia aplastica (la causa diretta fu un collasso cardiocircolatorio). Le immagini di repertorio ci mostrano i 60.000 spettatori, la locandina con lo sterminato elenco degli artisti che parteciparono all’evento, dalla PFM ad Eugenio Finardi, da Gaetano Liguori a Teresa De Sio, dal Banco agli Area orfani del loro frontman.
Il racconto si sposta poi a casa di Daniela Ronconi Demetriou, la vedova di Demetrio, che ha aperto i cassetti della memoria mettendo a disposizione dei curatori del documentario le foto ed i ricordi da lei gelosamente conservati per tanti anni. Dalla nascita nell’immediato dopoguerra e l’infanzia ad Alessandria d’Egitto, la migrazione forzata a Cipro dove frequentò un college inglese e dove lo studio della musica classica lasciò il posto alle prime orchestrine di musica leggera, fino all’arrivo a Milano nei primi anni sessanta per iscriversi alla Statale.
Si arriva rapidamente al beat dei Ribelli, alle carovane del Cantagiro, al successo con ‘Pugni Chiusi’ per poi sfociare negli anni settanta, il decennio della sperimentazione per antonomasia, con l’incontro con Gianni Sassi, fondatore dell’etichetta Cramps per la quale incisero gli Area.
Il capitolo degli Area è indubbiamente la parte più rilevante del documentario, per l’importanza che questa band ha rivestito nella musica italiana di fine novecento, al punto che il giornalista Massimo Villa arriva ad affiancare il loro nome a quello di Miles Davis e Weather Report quali massime espressioni della musica di quel tempo. La grande abilità di Stratos fu quella di riuscire ad emergere in un progetto musicale che non era stato pensato per un cantante, trasformando la sua incredibile e particolare estensione vocale in uno strumento unico che si integrava con gli altri musicisti nella creazione di un mèlange unico di jazz, rock, musica balcanica, sperimentazione ed impegno politico. Sono gli anni infatti di Luglio Agosto Settembre (nero), dedicata al popolo palestinese, vero inno generazionale, di Gioia e Rivoluzione, e de La Mela di Odessa; i festival del proletariato giovanile, i concerti gratuiti in piazza o nelle fabbriche occupate erano il loro naturale territorio, racconta Mauro Pagani, che una volta chiusa la sua esperienza con la PFM si recava alle session degli Area come un ragazzino che vuole partecipare alla partita di pallone degli amici più bravi. La morte strappò Stratos alla sua instancabile voglia di sperimentare, con alcuni album, sempre usciti per la Cramps, con seminari sull’uso della voce e con un’incessante desiderio di ricerca in tutti i campi della musica e del suono. La voce studiata da Stratos quale insieme delle potenzialità e degli effetti sonori che questo fenomeno vibratorio-fisiologico crea e scatena.
In un paese normale ci sarebbero università che terrebbero lezioni sulla straordinaria vocalità di Demetrio Stratos, ricche celebrazioni dell’anniversario della scomparsa di un così grande artista ( numerosi sono i riconoscimenti dei maggiori esponenti dell’avanguardia musicale, da John Cage a Juan Hidalgo), per non parlare di concerti o hall of fame pronti a tenerne viva la memoria.
In Italia, purtoppo, dobbiamo aggrapparci al meritorio ed approfondito lavoro di due cineasti indipendenti, all’impegno di Piemonte ed Emilia Romagna ed alla buona volontà di alcune coraggiose sale cinematografiche come il Nuovo Cinema Aquila di Roma che hanno reso possibile questo piccolo grande documento, testimonianza di un’epoca creativa e di un fermento, di un impegno politico ed una maturità artistica irripetibili. Il film verrà prossimamente distribuito in DVD da Feltrinelli per la collana Real Cinema. Non lasciatevelo sfuggire.

Recensione di Fabrizio

  2 Responses to “La voce Stratos”

  1. [...] Demetrio Stratos, domani e sabato 30 gennaio, il Teatro Itc di San Lazzaro di Savena Bologna gli …La voce Stratos SlowcultCon Demetrio Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi, Christian [...]

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