Set 172008
 

Un giorno perfetto, regia di Ferzan Ozpetek. Con Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Valerio Binasco, Angela Finocchiaro. Produzione: Italia, 2008

un_giorno_perfetto.jpgFerzan Ozpetek è il valoroso ed intenso regista turco-italiano de Il bagno turco – Hamamm, dove con finezza narrativa rappresentava l’amore omosessuale; de Le Fate ignoranti, dove una donna improvvisamente divenuta vedova scopriva una diversa identità del marito rendendosi drammaticamente conto dei limiti della vita borghese che lei gli aveva imposto; de La finestra di fronte, ove una donna in crisi matrimoniale, attraverso un flirt riscopriva se stessa e le proprie attitudini creative, pur rinunciando al nuovo amore; di Cuore sacro ove una manager arida e inflessibile, subita una profonda trasformazione interiore, si spogliava di ogni avere per condividere la vita degli emarginati; di Saturno contro, dove un omosessuale perdeva se stesso dopo la morte del proprio compagno e si ritrovava per l’amore degli amici.
Ozpetek rappresenta ritratti intensi di donne, scandaglia con profondità di analisi i rapporti umani, in stile melodrammatico, ed è, conseguentemente molto vicino alla poetica almodovariana.
Ma nel suo nuovo film, Un giorno perfetto, presentato al Festival veneziano, il regista, affidandosi al romanzo diMelania Mazzucco, sbaglia il bersaglio e risulta molto meno autentico. Nel narrare il dipanarsi di una tragedia derivante dal fallimento di un rapporto coniugale, realizza un iter narrativo che risulta quasi sempre sopra le righe, non trovando la cifra drammatica giusta.
I personaggi principali, pur bravi, in particolareEmma ed Antonio, i due coniugi interpretati da Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea, che si confermano comunque attori di valore, non sembrano adeguatamente descritti; di conseguenza essi mancano di spessore, e la tragedia finale risulta piuttosto incomprensibile, anche se a tratti riescono comunque a conferire pathos alla narrazione.
Efficace, come sempre, Stefania Sandrelli nel suo cammeo; valorosa la prova di Monica Guerritore, nel ruolo della professoressa e della inquieta Valentina, figlia di Emma. Al film però, pur realizzato con professionalità e buona scansione temporale, manca l’anima.
La descrizione dei rapporti tra i giovani, sia pure appena tratteggiata, è invece accurata; essi, nelle relazioni amorose esprimono una maggiore autenticità rispetto agli adulti, lasciando intravedere, nel loro entusiasmo, la possibilità di una nuova luce, di un nuovo approdo.
Trattasi comunque di un’opera minore: anche l’uso insistito dei primi piani risulta a volte stucchevole ed ingombrante, così come il tono eccessivamente melodrammatico; manca inoltre la finezza psicologa nell’analisi delle relazioni umane, che, viste le precedenti opere, ci si poteva attendere da Ozpetek.
Ed è appunto questo, che fa la differenza: diversamente dalla coralità delineata negli altri suoi film, egli ci presenta personaggi completamente immersi in una solitudine senza scampo. C’è una scena abbastanza forte nella quale Antonio, non riuscendo a comunicare con la moglie, non trova di meglio che ferirla e poi tentare di violentarla, in un crescendo di rabbia e impotenza che lascia presagire la terribile tragedia finale.
Pur apprezzando il tentativo di realizzare un’opera di forte impatto sociale, contenente numerosi riferimenti all’attualità, in particolare la precarietà del lavoro, e di voler narrare la difficoltà di vivere i nostri tempi, segnati da una incomunicabilità che sfocia spesso nel disagio psichico e nella violenza, bisogna sottolineare che i risultati sono, per questo film, di molto inferiori alle attese.

Recensione by Dark Rider

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