Apr 132010
 


Brutto segno quando chiude una libreria, ancor più brutto quando alla libreria era collegato anche un negozio di dischi. Ma niente può essere peggiore della chiusura di un punto di riferimento storico e dalla ricca valenza socio-culturale come la libreria/discoteca Rinascita di via delle Botteghe Oscure di Roma. Sono trascorsi ormai quasi due anni, dapprima col trasferimento del negozio di dischi all’interno di un angusto spazio ricavato a fianco alle cassa della libreria, per poi chiudere definitivamente con l’iniziale promessa di una riapertura a breve che purtroppo non è mai potuta avvenire.
Il vuoto lasciato da questa chiusura resta incolmabile e ripensando a quel luogo con dolore ed un’inevitabile punta di nostalgia nasce una riflessione più generale sul significato di uno spazio aperto al pubblico per la fruizione e la diffusione della cultura in una città come Roma, o più globalmente in una grande metropoli negli anni dieci.
Ne abbiamo parlato con Roberto Soriani, passato poco più che ventenne dai microfoni di Radio Città Futura agli scaffali della discoteca Rinascita, passando per prestigiose collaborazioni con importanti riviste dell’epoca specializzate in musica (una su tutte, l’unica, inimitabile, irripetibile “Velvet”). La sua testimonianza non vuole essere un anacronistico rimpianto dei bei tempi andati, piuttosto un’autorevole e competente analisi di un fenomeno che colpisce la diffusione e la fruizione della musica, processi che hanno subìto una trasformazione ed una rivoluzione davvero impensabili fino a pochi anni fa.
Quand’è che hai pensato che la tua competenza in ambito musicale potesse sfociare in un lavoro?
All’epoca, quando intorno a Radio Città Futura ruotava un gruppo di persone tra cui ho piacere di ricordare Gerardo Panno e Marco Boccitto, Rinascita collaborava con la radio come inserzionista ed io curavo i rapporti tra le due strutture; era arrivata per me l’età in cui bisogna decidere cosa fare della propria vita, come pagare le bollette ed indubbiamente ero allettato dall’idea di ‘lavorare con la musica’ in una delle maggiori realtà esistenti in città. Mi capitò di parlare col direttore dell’epoca, al quale feci una buona impressione, iniziai a lavorare per loro, cosa che ho continuato a fare per i successivi 22 anni, fino alla chiusura del 2008.
Come si può sopperire alla mancanza di un luogo come la discoteca Rinascita, o altri negozi simili, penso a ‘Disfunzioni Musicali’, altro pezzo di ‘storia romana’, oppure ai magazzini Nannucci di Bologna?
Senza voler enfatizzare troppo, credo che sia impossibile ricreare dal nulla un rapporto che si forma negli anni, grazie ad una sensibilità ad uno spirito a volte anche anticommerciale con il quale nel tempo si è consolidata e costruita una relazione che andava ben oltre quella tra negoziante e cliente. La tendenza attuale è quella di fornire un servizio, il più veloce possibile, sicuramente meno personale; non in tutte le situazioni fortunatamente è così, esistono tuttora piccole oasi in cui lo spirito che ci animava (negozianti ed utenti) ancora è rintracciabile, ma a livello di grande distribuzione il rapporto è quasi sempre totalmente spersonalizzato; ci si limita alla semplice indicazione di dove si trovi un determinato libro o disco, e poco più.
Quindi la figura del negoziante che suggerisce, a volte stimola, istiga e addirittura seduce il cliente così ben descritto da Hornby in Alta Fedeltà è destinata a scomparire?
Quel ruolo si è perso, colui che faceva da filtro tra il prodotto e la persona che ne può usufruire ormai non esiste più: all’epoca sapevi, grazie ad una sensibilità acquistata nel lavoro quotidiano, quali potessero essere i gusti, le preferenze, le direzioni musicali ed eri in grado di dare indicazioni precise al tuo interlocutore, ma il bello era che spesso i ruoli si invertivano ed era il cliente che stimolava un approfondimento ed arricchimento nei confronti di chi stava al di qua del bancone. Uno scambio reciproco di conoscenza oramai disperso ed irrecuperabile, e questo è forse l’aspetto più grave dell’attuale stato di cose.
Ora però esistono i blog, i social networks, che in qualche misura danno comunque indicazioni e creano anch’essi curiosità e stimoli…
Il blog è sicuramente un momento di scambio, di condivisione tra persone accomunate da un interesse, col grosso vantaggio di riuscire a farlo in un tempo brevissimo; la differenza rispetto alla fisicità del negozio è che l’approccio era concreto, fisico: tu avevi l’oggetto, CD o vinile, lo trasportavi, condividevi anche lo spazio dell’ascolto con la persona alla quale stavi proponendo quell’artista, quell’esperienza musicale. Il blog ed un negozio di quel tipo sono simili, ma non coincidono e paradossalmente ora avrebbero potuto essere parenti più stretti, in quest’epoca in cui l’interesse per la musica è sempre vivo, ma mancano molto spesso le informazioni giuste. Perchè se è vero che internet ti può offrire qualsiasi cosa è pur vero che manca la spinta ad uscire per cercare questo qualcosa, con tutto quello che tale gesto significa nella crescita di un individuo. Noi due parliamo con l’esperienza di chi oggi ha un’età, che ha vissuto l’esperienza della difficoltà di reperire un cd, un LP che non si trovava perchè era disponibile solo d’importazione, che obbligava ad una fisicità dell’individuo ‘costretto’ ad entrare in contatto diretto con altre persone, con anche il piacere e la soddisfazione nel superamento della difficoltà di reperimento della propria ‘preda’, finalmente catturata dopo mesi di caccia.
Che tipo di cultura sta creando l’attuale stato di cose?
Ancora non è chiaro, bisognerà aspettare qualche anno per vedere gli effetti di questo passaggio epocale: internet è entrato prepotentemente nella vita di tutti e sicuramente la musica è stata una delle prime a subirne l’impatto, proprio per la sua natura facilmente riproducibile, ma ciò vale anche per l’editoria dove ad esempio la consultazione gratuita (ancora per poco, probabilmente) delle notizie dal web supera di gran lunga le copie vendute in edicola, oppure basti pensare a ciò che è già possibile con i nuovi I-pad per quanto riguarda la lettura di libri. Ovviamente è in fase di trasformazione proprio l’aspetto del vivere quotidiano, ma non saprei dirti come andrà a finire. Posso solo dirti che io il vinile continuo a comprarlo; anche se è diventato costosissimo, non posso privarmi del piacere concreto di mettere il disco sul piatto e dell’emozione legata a questo semplice gesto. In più adesso il vinile quasi sempre prevede anche la possibilità del download quindi per certi versi rappresenta la chiusura del cerchio.

Intervista raccolta da Fabrizio

  One Response to “Un’epoca di Rinascita – riflessioni sulla musica nel terzo millennio”

  1. A parte le poche oasi di cui si parla, da tanti anni anche in libreria si era perduto il rapporto fra cliente e libraio, anche commesso, che spesso leggeva i libri e si formava un gusto. Internet non ha sottratto quel valore aggiunto del rapporto umano e culturale “di negozio”, ma ha solo sancito la sua scomparsa. Non si ascolta quasi più la musica nei locali di jazz già da prima dell’esplosione di internet. Il teatro langue, con l’eccezione degli “eventi” ben proposti dal marketing. Certo, se manca il “dilettantismo”, non si forma un pubblico vero. Però devo dire che su youtube si trovano dilettanti di ottimo livello. Peccato non poterci andare a suonare insieme. Dove si potrebbe andare? Boh

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