Mar 222008
 

Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli, 19 marzo 2008 IMGP3239_1red.jpg

Nel 1995, ritornando in concerto a Roma dopo alcuni anni di assenza, Joe Jackson confessò al pubblico del Teatro Nazionale che in realtà aveva in precedenza più volte espresso il desiderio di suonare più di frequente nella Capitale, ma che gli era stato detto che qui non esistevano spazi idonei alla sua musica; all’epoca (parliamo dell’album ‘Night Music’, tra i più intimi ed introversi della ormai trentennale produzione di Joe) il palco di un teatro apparve immediatamente il luogo ideale per esprimere l’umore di quel disco così particolare ed il concerto si rivelò particolarmente riuscito, IMGP3275_1red.jpgproprio per le caratteristiche dello spazio che lo ospitava.
Nel 2008, in occasione dell’uscita del suo ‘Rain’, ad accogliere Joe Jackson ed il suo trio si sono ritrovati un migliaio di spettatori nella sala Sinopoli dell’Auditorium e anche stavolta tutto lasciava presagire che la struttura di Renzo Piano fosse il luogo ideale per lo splendido Stainway gran coda che troneggiava sul palco, affiancato da una ipertecnologica batteria Roland ed una scarna amplificazione.
Ebbene, per un’inspiegabile carenza del sound engineer, l’unico strumento microfonato, e cioè il rullante della batteria dell’ottimo Dave Houghton, ha creato grossi problemi di acustica, coprendo spesso il resto degli strumenti e penalizzando quindi la riuscita del concerto.
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Ad anni di distanza, quindi, si è consumata la tremenda vendetta dell’artista di Portsmouth, il quale nel corso del concerto ha tra l’altro espresso la sua perplessità per essere capitato in un posto così asettico, quasi freddo.
Tutto ciò premesso, si è trattato comunque di un grande concerto, a tratti grandissimo, con almeno tre momenti da brivido, che non a caso hanno coinciso con brani particolarmente soffusi, in cui la batteria era solo di sottofondo.
Superata da tempo la soglia dei cinquanta e lasciati gli USA per trasferirsi a Berlino, Joe Jackson sembra rigenerato, sempre sorridente e particolarmente affabile, contrariamente alla fama di uomo scontroso, arrogante ed irascibile che lo accompagna sin dai suoi esordi.IMGP3258_1red.jpg
Il concerto si è basato principalmente sui brani dell’ultimo album, registrato a fine 2007 in quella che una volta era Berlino Est, ma anche su quelli di ‘Night & Day’, l’album del 1982 da molti considerato il vero capolavoro di Jackson, probabilmente quello che meglio si adattava ad un arrangiamento per trio. Nell’introdurre un brano di questo vecchio disco, ‘Cancer’, definendolo ironicamente “L’inno ufficiale dell’Unione Europea”, Joe ha indirettamente riproposto la questione del divieto di fumo nei locali pubblici, ed in genere dell’accanimento delle istituzioni nei confronti delle libertà individuali, questione che lo ha portato ad esporsi in prima persona pubblicando un saggio sull’argomento, scaricabile dal suo sito, ed ad abbandonare gli USA per la loro intolleranza e rigidità in materia. IMGP3271red.jpg
Come sempre JJ si diverte a rivisitare il proprio repertorio per riproporlo in versioni sempre diverse, rigenerando vecchi brani e rileggendone altri stravolgendone la natura. Parliamo ad esempio di un’ incredibile versione minimalista ma piena di ritmo di “You can’t get what you want’, o di una ‘Dirty Martini’ molto ‘honky tonk’, in omaggio a New Orleans, città a cui la canzone di ‘Volume Four’ è dedicata. La dimensione ridotta del gruppo, in pratica una Joe Jackson band senza chitarra, avvolge i brani vecchi e nuovi di una patina più melodica, privilegiando il virtuosismo pianistico e l’essenzialità dei brani, sempre efficacemente sostenuti dalla precisione metronomica del basso di Graham Maby, colonna portante di tutta la carriera di Jackson. IMGP3247_1red.jpg
Un’altra costante dei concerti del neoberlinese (a proposito, deve essersi trattato di un amore a prima vista con la capitale tedesca, visto che il DVD allegato al nuovo album contiene addirittura una sua personale guida alla città di Berlino), è quella di dedicare almeno un bis ad uno degli artisti che maggiormente lo hanno influenzato. In passato quindi si è divertito a riproporre brani degli Steely Dan, oppure di David Bowie, ricordiamo anche una versione particolarmente riuscita di ‘Eleanor Rigby’ dei Beatles.
Stavolta si è trattato di un omaggio ad vero monumento della musica del novecento, Duke Ellington, con il quale ha aperto appunto la serie di bis interpretando una splendida, swingante e trascinante versione di ‘Don’t get around much anymore’, che da sola valeva il prezzo del biglietto. IMGP3249_1red.jpg
Il finale è stato dedicato ai classici che non mancano mai nel repertorio dal vivo e suscitano sempre grande emozione e partecipazione: ‘Is she really going out with him?’ dal primo album ‘Look Sharp!’ per poi completare l’opera con ‘Slow song’, brano che già dal titolo sposa appieno la filosofia del nostro sito, a conclusione del quale i musicisti lasciano il palco alla spicciolata, concludendo la serata in tono particolarmente intimo e suggestivo.
Un bel paio d’ore di concerto, quindi, nonostante le ombre di cui si accennava all’inizio, che ci ha proposto un artista maturo, a volte crepuscolare (basti pensare alla struggente ‘Solo’), ma ancora ironico e pieno di energia creativa.
A fine concerto abbiamo raggiunto nei camerini il grande Graham Maby, il fedele bassista che accompagna il Nostro sin dagli esordi con gli ‘Arms & Legs’ nella natia Porthsmouth, che ci ha spiegato che i tre, pur vivendo IMGP3302_1red.jpga grande distanza, lui vicino New York, Houghton in Inghilterra e JJ, come già ricordato, in Germania, riescono grazie alla profonda amicizia che li lega ad entrare rapidamente in sintonia ed a suonare con un affiatamento veramente speciale. Molto disponibile ed affabile, ha espresso il suo disappunto nel sapere che l’autobiografia di Joe Jackson non trova un editore disposto pubblicarne la traduzione in italiano, e si è spontaneamente offerto a collaborare, fornendoci indirizzi e contatti particolarmente preziosi ed utili allo scopo. Dopo aver riempito di autografi le nostre copertine degli storici primi album della Joe Jackson Band, ed aver preso in giro il batterista Dave Houghton osservandone la folta capigliatura dell’epoca, Graham IMGP3304_1red.jpgci ha suggerito di provare ad aspettare l’inavvicinabile Joe e di sperare che una fortunata congiunzione astrale ci permettesse di parlargli. Abbiamo aspettato fiduciosi, ma Joe uscendo dai camerini non ha mostrato un particolare calore nell’accoglierci, limitandosi ad un sorriso di circostanza, frutto a nostro avviso più di timidezza che di snobismo, ed allontanandosi rapidamente verso l’uscita.
Nel rileggere la scaletta, abbiamo notato l’assenza del brano a nostro avviso più rappresentativo del nuovo album, intitolato ‘Invisible Man’, ed abbiamo capito che la Vendetta si era definitivamente realizzata……..
Recensione by Fabrizio
SCALETTA:
Steppin’ out/Citizen Sane/Wasted Time/Real Men/Cancer/King Of Pleasure/Stranger Than Fiction/On Your Radio/Solo/Uptown Train/Chinatown/Dirty Martini/Different For Girls/Good Bad Boy/You Can’t Get What You Want/One More Time/
encore: Don’t Get Around Much Anymore/Is She Really Goin’ Out With Him?/Slow Song

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