Feb 242013
 

Roma, Circolo degli Artisti, 13 Febbraio 2013

★★★★☆

Questa gelida notte del 13 febbraio sta per essere surriscaldata al Circolo degli Artisti dalla performance dei Blues Explosion, il trio di New York capitanato da Jon Spencer, un mix di carisma e adrenalina pura, che insieme agli altri due componenti della band, Judah Bauer e Russell Simins, ha assorbito e rielaborato in chiave personalissima il sound delle origini USA trasfigurandolo in un mix di noise e punk, trasformando il tutto in una cifra stilistica senza precedenti e dando vita ad un genere d’avanguardia che ancora oggi a distanza di quasi vent’anni non ha eguali.

 

L’incontro faccia a faccia con Jon Spencer avviene in prima battuta nello spazio dedicato al merchandising, dove si aggira con fare nervoso e sguardo straniato alla ricerca di qualcuno/qualcosa (la sua ombra? la sua anima?) per poi perdersi nel pubblico che già gremisce la sala e tanto basta per inibirci nel voler cercare un contatto diretto. Ci godiamo l’apertura della serata affidata alle Mentalettes, trio di piacevoli e scatenate ragazze che allietano l’udito (e la vista) dei presenti, accompagnate da altrettanti musicisti. Verso le 10.40  prende il via l’allestimento per il set di quello che di lì a poco si trasformerà in una catarsi collettiva di rock e sudore, energia e trasfigurazione, racchiusi nell’ormai marchio di fabbrica delle loro performance live. Judah Bauer si presenta assieme ai tecnici per mettere a punto personalmente il sound delle telecaster alle quali affidare i suoi energici e chirurgici riff, mentre viene allestita una batteria davvero minimal per le incursioni di Simins. Di li a mezz’ora ecco partire lo show. È una deflagrazione!

I primi tre pezzi sono eseguiti senza soluzione di continuità, fondendosi in un unico medley che, complice la non perfetta acustica della location, penalizza non di poco la parte vocale sovrastata per tutta la durata del concerto dalle sonorità sparate fuori all’inverosimile. La fisicità di Jon Spencer trasuda da ogni poro, in un mix micidiale ed esplosivo. Russell Simins è un caterpillar di potenza e precisione nel percuotere la scarna batteria, mentre gli sguardi che rivolge al pubblico sono degni del miglior Jack Nicholson di Kubrickiana memoria. Judah Bauer sembra invece controbilanciare l’irruenza dei due con una calma apparente tale da sembrare quasi estraneo al contesto ma non per questo meno efficace nell’esecuzione degli estenuanti riff e negli assoli a suon di armonica a lui affidati. La scaletta viene eseguita a braccio con Jon che urla i titoli ora rivolto ai suoi compagni, ora al pubblico, pescando in modalità random dal vecchio e dal nuovo. Il nuovo nello specifico è rappresentato da meat+bone, album che vede la luce dopo ben 8 anni di latitanza dagli studi di registrazione e che si avvale di pezzi di indubbia efficacia come la traccia di apertura Black Mold, ma anche Strange Baby, entrambe eseguite in maniera viscerale. Il pubblico è un pubblico “colto” e attento, non giovanissimo, che sa leggere e apprezzare sia le sonorità di riferimento sia il mix che ne scaturisce, anche se da l’impressione di essere un pò troppo statico al cospetto di una band così fisica che forse si sarebbe lasciata andare di più se avesse avuto un maggior feedback di rimando. Ma lo spazio è quello che è, e probabilmente gli unici che possono sfruttarlo per lasciar vibrare la carne e le ossa sono proprio loro, lassù sul palco.

Dopo un’ora e mezza di delirio, violenze al theremin, atterraggi in spaccata, aste divelte, watt e decibel sparati all’ennesima potenza, ci congediamo con una stretta di mano all’affabile Bauer e con i timpani fumanti da quello che più che un concerto assomiglia ad un’esperienza al limite tra l’ascesi e il rito sabbatico come Jon è abituato ad offrire, nonostante continui candidamente a professarsi un “semplice esecutore di rock and roll”.

Live report di Claudia Giacinti, foto di Fabrizio Bisegna (SpazioRock)

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