Mag 212015
 

COBAIN – Montage of Heck, di Brett Morgen. durata 135 min, Stati Uniti 2015

★★½☆☆

 

cobainVita, patimenti, gloria (seppur breve) e morte di Kurt Cobain (1967/1994), mentore dei Nirvana, raccontati nel documentario diretto da Brett Morgen, il primo autorizzato direttamente dalla famiglia Cobain/Love con inserti amatoriali messi a disposizione dalla parentela stessa. Al regista sono occorsi ben otto anni per portare a termine il lavoro, ma il risultato è fortemente lacunoso. D’accordo, è un film su Kurt Cobain e non sui Nirvana, ma Cobain- Montage of Heck è un prodotto prolisso (supera le due ore), verboso oltre misura, irritante nella prima parte e decisamente migliore nella seconda, poco scrupoloso filologicamente nella ricostruzione degli eventi, a partire dalle immagini che mostrano i Nirvana dei primordi con Dave Grohl in organico senza nessun riferimento o quasi a Chad Channing, primo batterista della formazione di Aberdeen. E proprio l’assenza di interventi da parte di Grohl stesso all’interno del documentario non contribuisce alla riuscita dell’insieme, visto che anche le interessanti dichiarazioni di Krist Novoselic sono sparute ed assai defilate, mentre le giaculatorie dei genitori (ovvero gli ex coniugi Cobain) e dell’insopportabile Courtney Love lasciano trasparire, nemmeno troppo velatamente, l’eterna auto indulgenza di coloro che, direttamente o indirettamente, da sempre gravitano attorno al fantasma di Kurt, continuando nella tiritera ultraventennale che accolla la colpa della tragica fine di Cobain esclusivamente alla depressione ed alla dipendenza dall’eroina. In realtà, Morgen qualcosa l’azzecca, mostrando attraverso le interviste e le immagini live che mostrano la band (e quindi Kurt) al massimo della popolarità, contrapponendo il senso assoluto di solitudine che pervadeva la complessa personalità del cantautore, la totale assenza di empatia dimostrata dagli interlocutori (tutti, praticamente) ed addetti ai lavori coi quali Cobain si misurava, raffrontandoli parallelamente alle performance dei Nirvana durante le quali Kurt sembrava dimenticare per un attimo i propri malesseri, con la naturale tendenza da antidivo dimostrata negli incontri con la stampa a denotare una fragilità emotiva che era, al netto della tara, croce e delizia del proprio talento. Estrapolando qua e là, qualcosa ne scaturisce analizzando nell’insieme le immagini offerte da Morgen, come le pillole d’infanzia in cui Cobain ha vissuto (per sua stessa ammissione) il periodo più felice della propria vita, prima di un’adolescenza malsana e di un successo troppo impetuoso e torrentizio per poter essere gestito da un ragazzo così complicato ed introverso. Ma numerose sono le situazioni che all’interno della proposta non funzionano, dall’assenza di citazioni nei confronti di gruppi fondamentali per lo svezzamento del Cobain musicista e del grunge stesso, come Melvins, Buzzcocks, Vaselines o Dinosaur Jr, all’inserimento di spezzoni para-documentaristici sparpagliati tra i frame che poco o nulla aggiungono al girato, oltre alle dozzinali animazioni metaforiche che si frappongono tra lo spettatore e – l’Io narrante Cobain, un cumulo di sequenze votate più all’autocompiacimento del regista che alla funzionalità narrativa. Perché, quindi, visionare Cobain- Montage of Heck?  Magari per cogliere l’occasione di ricordare uno degli ultimi maudit musicali di assoluto talento, di incontrarne lo sguardo disincantato all’interno delle mura famigliari lasciando presagire allo spettatore l’imminente fine, come appare dalle emblematiche immagini che descrivono il taglio dei capelli della piccola Frances Bean, con Kurt e Courtney “strafatti” che quasi non stanno in piedi (il momento forse centrale di tutto il documentario, nonché il più crudo); oppure per ammirare qualche immagine on stage dei Nirvana fino ad oggi rimasta inedita, anche se le canzoni restano praticamente sullo sfondo e l’animazione dei diari di Kurt descrive qualcosa di oramai già stranoto ai cultori della band di Seattle. Tra gli intervistati, la Love recita ancora, dopo vent’anni, il ruolo della vedova inconsolabile ed incolpevole (…), mentre le testimonianze più interessanti provengono da Tracy Marander, prima ragazza di Kurt, ed ovviamente da Novoselic, l’unico ad ammettere di essere stato tra coloro che non hanno compreso in tempo il malessere che giorno dopo giorno divorava la vulnerabile personalità di Cobain.  Frullato nell’insieme, Cobain- Montage of Heck si dimostra quindi deludente, proprio in considerazione del fatto che si parla di un docu-film realizzato nel lunghissimo arco temporale di otto anni, pienamente sufficienti a Morgen per descrivere assai più dettagliatamente le sfaccettature caratteriali di uno degli attori principali degli ultimi decenni musicali. Anche la scelta di tagliare gli interventi di Grohl è stata del regista, poiché il leader dei Foo Fighters aveva potuto concedere le interviste solamente tre settimane dopo l’ultimazione del documentario, ma vista l’importanza del batterista risulta incomprensibile che Morgen non abbia rimesso mano al girato al fine di inserire ulteriori testimonianze dirette ed importanti come quelle in questione. Un’occasione persa. Distribuito in lingua originale con sottotitoli, in Italia solamente nei giorni 28 e 29 aprile. Prodotto dalla figlia di Kurt, Frances Bean.

Recensione di Fabrizio ‘82

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