Oct 062009
 

Roma, Teatro Olimpico 23 – 26 settembre 2009

★★★★★

OPV_flauto magico1©Piero Tauro [800x600]Il Flauto Magico di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

Se c’era venuta voglia di vedere questo sperimentale e fascinoso progetto dell’Orchestra di Piazza Vittorio leggendo la recensione del solo primo atto andato in scena al Palladium il 28/02/2008 e pubblicata su slowcult a marzo 2008, la nostra curiosità è stata appagata dal 23 al 26 settembre con lo spettacolo per intero proposto al Teatro Olimpico, evento di apertura del Romaeuropa Festival 2009. Delle tante chiavi di lettura presenti nell’opera mozartiana la prescelta dall’Orchestra di Piazza Vittorio è stata quella fiabesca e fantastica, modernizzata per noi con humor e inventiva dal direttore artistico e musicale Mario Tronco e dall’arrangiatore Leandro Piccioni. Gli ingredienti di questa magia sono stati ovviamente quelli che l’Orchestra sperimenta dal suo esordio nel 2002 e che sta mettendo in pratica via via sempre meglio: mescolanze di suoni diversi e lontani (geograficamente e non solo), cambi repentini di atmosfere e di ritmo, una sperimentazione perfino sfacciata, ma mai virtuosisticamente fine a se stessa e anche quel pizzico di spericolatezza senza la quale l’Orchestra non avrebbe potuto osare così tanto…….. Dal cilindro di Mario Tronco escono fuori personaggi che sembrano stati pensati addirittura da Mozart in persona meditando sulle personalità senegalese, cubana, inglese, equadoregna, italiana di questi Papageno, Tamino, Pamina, Sarastro e Regina della Notte che abbiamo incontrato stasera sul palco di questa bellissima opera d’insieme, frutto di una lettura moderna e multietnica del messaggio del Flauto Magico, che non a caso diventa una “Kora Magica”, particolarissimo strumento a corde africano, simile ad un liuto, dal suono non solo magico ma anche melodioso ed evocativo.OPV_Flauto Magico 3 (c) M.Cavalca [800x600] La semplificazione della struttura narrativa è stata reinventata mediante l’introduzione di un buffo narratore, il cubano Omar Lopez Valle, che, con viva e appassionata partecipazione alle vicende e ai sentimenti dei suoi amici, ci racconta dei rapimenti, degli amori e delle vendette dei suoi personaggi e alla fine ci riassume la “morale” presente come in tutte le fiabe che si rispettino. Musicalmente c’è di tutto: dalle raffinate atmosfere esotiche evocate dalle tablas dell’indiano Sanjay Kansa Banik alle percussioni tribali africane, dalle scatenate hit jungle di stampo metropolitano alle ricercate armonizzazioni jazz, dalle atmosfere animate delle medine arabe a quelle della canzone carioca cantata da Tamino in cerca della sua Pamina, il tutto riletto sempre con equilibrio e con una visione d’insieme alla partitura originaria molto ironica ma rispettosa ed equilibrata. E poi ci sono le incursioni nelle altre arti dei protagonisti a cui è ceduta a turno la scena da solisti con equilibrio e proporzione: è il caso del nostro Tamino, il percussionista cubano Ernesto Lopez Maturell, che per presentarsi ci stupisce con un assolo di rullante, ballo e canto, tutti contemporanei; oppure della folksinger inglese Sylvie Lewis che canta in inglese le arie di una Pamina fragile e emozionante, accompagnando la sua calda voce con assoli di chitarra folk. OPV_Flauto Magico 14 (c) M.Cavalca [800x600] Uno dei momenti più significativi dell’intera opera è il finale del primo atto che parte con un assolo di tromba che poi diventa la “Marcia dei Sacerdoti” suonata da tre ottoni ed un sax baritono dagli arrangiamenti audacemente jazzistici e che introduce ad una vera chicca: un piccolo fotoromanzo accompagnato da una musica suonata al pianoforte da Leandro Piccioni in stile “Oggi le comiche” che racconta una svolta importante nell’intricata vicenda: Tamino potrà finalmente amare Pamina se supererà le prove che lo porteranno a dimostrare la sua purezza d’animo e la sua maturità.
Sebbene questa sia un’opera fondamentalmente corale, il cui valore nasce dall’equilibrio con cui hanno dialogato le varie personalità musicali, prendendo la scena e cedendola in un fluttuare di pathos narrativo e musicale che l’Orchestra ha saputo molto ben interpretare, una menzione particolare la riserviamo a Petra Magoni che, nell’interpretare la Regina della Notte, ha manifestato competenze all’altezza delle famose arie in tedesco del personaggio, tutte tecnicamente molto complesse, ma anche una bella capacità interpretativa, piena di audacia, piglio, carattere e ironia, e ci ha regalato una donna fiera, ma anche stizzosa e prepotente e nel finale anche un omaggio ad un fenomeno della musica di tutti i tempi: la particolarissima cantante peruviana Yma Sumac.Orchestra di Piazza Vittorio_flauto magico6©Piero Tauro [800x600]Oltre alle semplici messe in scena fatte di video proiettati dei bellissimi acquarelli animati di Lino Fiorito anche i costumi ed i vistosissimi copricapi di Ortensia De Francesco sono essenziali nelle forme, quasi scarni, ma molto evocativi e affascinanti; molto divertente la trovata del famoso motivetto canticchiato da Papageno che diventa la suoneria del suo cellulare, vero e proprio segno del tempo che è passato…..
L’operazione di rilettura compiuta da Mario Tronco e compagni è sicuramente una semplificazione dell’opera mozartiana così densa di contenuti, chiavi di interpretazione e grandi virtuosismi tecnici e musicali, e ha, tra gli altri, il merito di poter avvicinare, anzi di ammaliare in una rete stregata, una grande quantità di pubblico, anche di quello che di solito non apprezza l’opera lirica donandogli 180 minuti di puro godimento musicale ed estetico.

Recensone di Susanna
Foto di P. Tauro e M.Cavalca

L’Orchestra di Piazza Vittorio
Ernesto Lopez Maturell – Cuba, batteria, congas e percussioni: Tamino
Omar Lopez Valle – Cuba, tromba e flicorno: Narratore
El Hadji Pap Yeri Samb – Senegal, voce, djembe, dumdum, sabar: Papageno
Sylvie Lewis – UK, chitarra e voce: Pamina
Carlos Paz – Ecuador, voce, flauti andini: Sarastro
Houcine Ataa – Tunisia, voce: Monostatos
Raul Scebba – Argentina, marimba, congas, percussioni e voce: Sacerdote
John Maida USA, violino: una delle Tre Dame
Zsuzsanna Kresznai – Ungheria, violoncello: una delle Tre Dame
Gaia Orsoni – Italia, viola: una delle Tre Dame
Evandro Dos Reis – Brasile, chitarra classica e elettrica, cavaquinho e voce: uno dei Tre Ragazzi
Pino Pecorelli – Italia, contrabbasso e basso elettrico: uno dei Tre Ragazzi
Dialy Mady Sissoko – Senegal, voce, kora, percussioni africane: uno dei Tre Ragazzi
Ziad Trabelsi – Tunisia, oud, voce: messaggero della Regina della notte
Peppe D’Argenzio – Italia, sassofoni e clarinetti: Coro
Giuseppe Smaldino – Italia, corno: Coro
Mario Tronco – Italia, direttore artistico, fender rhodes

Musicisti ospiti
Leandro Piccioni – Italia, elaborazioni musicali e pianoforte
Petra Magoni – Italia, voce: Regina della Notte
Sylvie Lewis – UK, chitarra e voce: Pamina
Sanjay Kansa Banik – India, tablas
Fausto Bottoni Italia, trombone, euphonium

Lino Fiorito- Italia, acquarelli, animazioni e scene
Pasquale Mari – Italia, disegno luci
Ortensia De Francesco – Italia, costumi

  6 Responses to “Orchestra di Piazza Vittorio: La Kora Magica”

  1. Bella recensione…un acquerello che rappresenta con chiarezza e “gentilezza” uno spettacolo emozionante ed evoccativo

  2. Complimenti per la recensione che fa sorgere il rimpianto per non aver visto qualcosa che evidentemente meritava d’esser visto.

  3. Divertimento in Tronco per Flauto Magico (KV 620bis)

    In tanti l’avranno pensato già durante l’anteprima del solo primo atto presentata nel 2008 al Palladium di Roma: ci mancava solo un’interpretazione multietnica, come quella dell’Orchestra di Piazza Vittorio per il capolavoro mozartiano ! Già lo era, alla sua prima viennese del 1791, questo Flauto magico di Mozart un’insieme di tante storie parallele perlopiù invaso da inaccessibili principi massonici – insomma paragonabile solo alla “confusione organizzata” dei lavori rossiniani. Ma, dopo la variante “integrale” del RomaEuropa Festival 2009, nessuno ha più messo in dubbio lo straordinario successo del lavoro di trasposizione e non solo proposto da Mario Tronco e Leandro Piccioni.
    A dir poco entusiasmante l’allestimento in forma semiscenica – replica italiana al Singspiel (intreccio di parlato e cantato) teutonico introdotto proprio da Mozart e proprio con il Flauto: infatti, secondo il direttore artistico Tronco, l’Orchestra fa ”incontrare i temi e le armonie del compositore di Salisburgo con la musica etnica, il pop, il reggae, il jazz e il rock. Non si tratterà dell’esecuzione integrale dell’opera – abbiamo lavorato molto liberamente utilizzando solo ciò che era plausibile per l’Orchestra di Piazza Vittorio. Le melodie saranno riconoscibili, ma alcune saranno solo tratteggiate, senza sviluppo e senza parti virtuosistiche, intrecciate a brani orginali dell’Orchestra”. Da aggiungere al timbro inconfondibile della world music praticata a Piazza Esquilino sin dagli inizi del gruppo che dispone di strumenti delle varie culture musicali del mondo (il cavaquinho, le congas, la kora, il dumdum, il sabar, la tabla, l’oud, ecc.) e di tante lingue differenti: arabo, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, vari dialetti africani,…Niente concetti massonici dunque, niente politica, bensì divertimento allo stato puro con una compagnia che lo spettacolo lo tratta secondo delle regole vicine piuttosto alle giocate. Il direttore Mario Tronco, sempre in ombra, lo ha ben capito – si mescola tra loro, facendoli svagare in totale libertà. Un esempio: il bis che riprende una famosa aria accompagnata all’oud da Ziad Trabelsi e che finisce con una… minaccia in Tronco: tutti fuori con le mani alzate ! E un modo scherzoso per quanto elegante per porre fine ad uno show che altrimenti non si fermerebbe per troppo entusiasmo – del pubblico, come anche degli stessi artisti – sotto gli straordinari accordi mozartiani: Die Strahlen der Sonne.
    Ecco dunque il famoso pezzo del primo atto Der Vogelfanger bin ich ja accompagnato a tutto reggae da un piccolo flauto di Pan, per passare tra risonanze balcaniche all’aria di innamoramento di Tamino Dies Bildnis ist bezaubernd schön – tutta fischiata da sotto il capello ! Per poi mettere in evidenza nel recitativo Zum Leiden bin ich auserkoren le qualità vocali di Petra Magoni, la Regina della notte. In un pizzicato contaminante sono presentate le tre dame, tutte brave strumentiste Gaia Orsoni (Italia) alla viola, la violoncellista ungherese Zsuzsanna Krasnai e naturalmente – oggi giorno di gran moda – il “travestito” americano John Maida al violino. Loro regalano al principe Tamino il flauto suonato magicamente dall’ecuadoriano Carlos Paz mentre Papageno si deve accontentare di un carillon nella sua impresa di aiutare il principe a liberare Pamina da Monostatos (Houcine Ataa – Tunisia) – il vero male della faccenda. Infatti il suono di carillon costringerà il mostro a ballare in ritmi infernali, fino all’esaurimento. Un susseguirsi di diapositive difende la sua condizione di …povera creatura schiavizzata dalle donne. Ma la canzone alla Bollywood che interpreta lo avvicina piuttosto ai terroristi pronti a sparare contro tutti – perfino se arresi in massa, con le mani in aria.
    Il palcoscenico si mette in luce dal buio del bosco delle palme svegliato dal quartetto di fiati jazz – con un bravo a Peppe D’Argenzio, distintosi anche in interventi solistici al sax. Poi c’è la voce grave dello stesso Carlos Paz (Sarastro) nel recitativo O Isis und Osiris – dove la parte corale è stata sostanzialmente ridotta a favore dell’ampia orchestrazione. Cosi come anche un saporito duetto Pamina (l’inglese Sylvie Lewis ) – Papageno (il senegalese Yeri Samb detto proprio Pap !) che si è avvalso di una orchestrazione che mette in valore tutta la melodicità mozartiana. Non c’è più bisogno di ricordare che ormai, in questa Orchestra ciascuno parla la sua lingua: ecco la domanda in spagnolo di Tamino (Awalys Ernesto Lopez Maturell – Cuba) che trova la risposta da Pamina – naturalmente in inglese ! L’unico che si rivolge sempre in italiano – tuttavia di non facile comprensione – la “voce recitante”, alias il cubano di colore Omar Lopez Valle, che in finale diventa anche cantante dal fascino di Louis Armstrong. Anche se l’opera rappresentata non è in forma completa, vista l’eccezionale disponibilità vocale degli artisti, non potevano mancare due delle sue più famose arie: quella della regina Astrifiammante Der Hölle Rache dagli acuti siderali della Magoni e l’intervento dixie-conciliatorio di Sarastro In diesen heil’gen Hallen che alla fine, con una licenza da …favola si tradurrà in una loro unione in video-proiezione. Così l’attuale etno-storia del Flauto magico finisce con un‘inaspettato happy end: la Regina della notte e le sue tre dame simboleggiando l’oscurità non vengono inghiottite dal terremoto, ma si conciliano con l’illuminato sacerdote di Iside, in un intesa universale di cui la stessa Orchestra di Piazza Vittorio da sempre è l’esemplificazione. E le licenze non si fermano qui: in assenza di Papagena, Papageno – dopo aver in vano tentato di avvicinarsi alla Pamina del principe, dovrà accontentarsi, dopo il famoso trio “Pa,pa,pa,pa,…” dallo status di singolo. O forse il direttore Mario Tronco gli troverà la sospirata compagna in un’ulteriore sviluppo di questo magico Flauto. Aspettiamo speranzosi…

  4. Che peccato che i commenti CDROM sono privi di immagini. Dovrebbero stare molto più in alto !

  5. [...] Parents (huffingtonpost.com) Fathering school opens for Japan's time-pressed salarymen parents …Orchestra di Piazza Vittorio: La Kora Magica SlowcultLe pellicole della settimana. Videoteca. Feedati. Rimani sempre aggiornato sugli articoli di … [...]

  6. [...] sostenuti da una grande ritmica. Si prosegue con alcuni estratti della particolare rilettura del Flauto Magico di W.A.Mozart, reiventato dall’OPV con sonorità per niente ‘classiche’. In questa [...]

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