Lug 052011
 

Roma, Auditorium Parco della Musica, 23 giugno 2011

★★★½☆

Torna a Roma dopo due anni di assenza l’Orchestra di Piazza Vittorio, che ha avuto stasera l’onore di aprire la nuova stagione di Luglio Suona Bene. La Cavea dell’Auditorium sembra la naturale estensione di Piazza Vittorio: anch’essa è piazza e luogo d’incontro di culture. Il collettivo musicale diretto da Mario Tronco è apparso a proprio agio e la musica si diffondeva con una naturalezza quasi disarmante. Disarmante come la capacità di fondere varie esperienze personali e crearne una musica comune; i musicisti sembrano raccontare ognuno la propria storia a sua volta compresa e condivisa, perchè anche la loro.
La prima parte del concerto ripercorre i grandi successi di sempre, su cui aderisce perfettamente quanto detto prima. Si apprezza l’intatto entusiasmo con cui vengono eseguiti brani che ormai si conoscono a memoria, con ottime esecuzioni da parte di tutti i solisti, sostenuti da una grande ritmica.
Si prosegue con alcuni estratti della particolare rilettura del Flauto Magico di W.A.Mozart, reiventato dall’OPV con sonorità per niente ‘classiche’. In questa parte della serata emerge la vena più ludica e sorniona del Direttore Mario Tronco, che con la complicità dei suoi musicisti fa trasparire tutta la gioia ed il divertimento provati in questa operazione davvero unica e speciale.
Il riadattamento di Mozat rappresenta l’inizio di un nuovo percorso artistico intrapreso dall’ensamble proveniente dall’Esquilino, che ha portato oggi l’OPV ad una nuova sperimentazione, nel proseguio della serata, con una delle loro ormai celebri ‘prove aperte’. Questa volta si tratta dell’opera di Charles Mingus, e più precisamente di ‘The Black Saint & the Sinner Lady’ ad essere un pretesto per esplorare i nuovi sentieri di un territorio iniziato a visitare dieci anni fa. Sa affascinare l’Orchestra, e la figura del carismatico musicista americano, in tutti i suoi aspetti appare altrettanto affascinante. La prova aperta propone gli scritti autobiografici del contrabbassista di Nogales attraverso l’affascinante voce recitante dell’amico Fabrizio Bentivoglio (vecchia conoscenza dell’epoca degli Avion Travel con lo spettacolo ‘La guerra vista dalla luna’).
Si tratta di una scrittura molto diretta nel suo intento di denuncia ed efficace se riferita all’epoca in cui venne scritta, ma forse poco aderente alla situazione attuale e per questo apparsa un po’ datata. Resta la grande Musica, quella sì eterna ed imponente. Molto spazio al sax contralto, nel segno del grande Eric Dolphy, vero punto di riferimento per gli sperimentatori dell’ancia, seppur non presente nell’album da cui è tratta questa rilettura.

Resta alla fine qualche perplessità sulla strada intrapresa da Tronco ed i suoi, che si stanno lentamente incamminando verso sentieri più canonici ed accademici: di sicuro sperimentare ed uscire da un rassicurante modo di fare musica ormai collaudato ed apprezzato che ha fatto più volte gridare al miracolo ed innamorare noi tutti dell’Orchestra, è sintomo di grande intelligenza e deve pertanto suscitare rispetto ed ammirazione.
Il concerto ci lascia comunque con l’orgogliosa consapevlolezza che Roma, anche se troppo raramente, sa produrre cultura, qualcosa di cui andare fieri ed al contempo lascia intatta la curiosità di sapere cosa l’OPV saprà regalarci nel futuro.

Recensione del Sig. Giù
Foto di Fabrizio

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