Lug 312008
 

Bjork , Roma, Auditorium Parco della Musica, 25.7.2008

Un concerto indimenticabile, e fortemente evocativo, quello offertoci dalla visonaria Bjork nella accogliente cornice della Cavea dell’Auditorium, stipata sino all’inverosimile, con un pubblico appassionato e fortemente in sintonia con la magnifica artista.
Accompagnata da uno splendido gruppo di ottoni, formato da dieci musiciste, agghindate come antiche dee dei boschi, quasi ad imitazione del teatro Kabuki giapponese, per il quale ha sempre dimostrato ammirazione, da due esperti di suoni computerizzati, un batterista, un tastierista, si è presentata su di un palco che l’ha accolta emettendo improvvise e magnifiche fiammate da grandi bracieri. Lo spazio scenico era equipaggiato di tre schermi televisivi che proiettavano immagini elettroniche, nonché di bandiere sovrastanti raffiguranti pesci, in sintonia con l’amore che Lei ha sempre manifestato per la natura e le sue meraviglie e con il suo rigoroso impegno pacifista, esternato in maniera decisa recentemente sia proprio nella sua terra natia, al Festival Natura di Reykiavik, dove ha protestato vivacemente contro i disastri ecologici causati dalle industrie, sia in un concerto a Shangai dove si è lamentata della situazione in Tibet, creando risentimento nelle autorità cinesi.
Dopo l’introduzione, definita walk in ha iniziato il concerto eseguendo alla grande Earth intruders un beat trascinante, quasi un voodoo sintetico, dall’album Volta, effettuato in collaborazione con Timbaland, e le percussioni di un gruppo africano, i Konoko n.1, ove si narra di un misterioso ed enigmatico viaggio in Indonesia, dopo lo Tsunami; il brano è fortemente avvolgente, psichedelico, dotato da una forte carica illusionistica, e scatena immediatamente le ovazioni del pubblico.
E’ la volta poi della splendida Unravel, dolce e toccante canzone d’amore, che descrive la sofferenza dell’allontanamento e l’incanto dell’amore ritrovato, tratta dall’album più bello sinora realizzato dall’artista, Homogenic.
Anche la cupa e dark Hunter, è tratta da esso, e risplende di inquietante suggestione.
Pleasure is all mine, tratto da Medulla canta la bellezza di essere madre, Desired constellation, sempre tratta dall’album vocale Medulla è una bellissima canzone elettronica.
La performance prosegue con Hidden place, da Vespertine, forse un po’ sottotono rispetto agli standard della musicista, ma spicca di nuovo il volo con la splendida Joga, uno dei brani più affascinanti ed avvolgenti da Lei mai creati, inno d’amore per la più cara amica, sempre da Homogenic, che emoziona fortemente il pubblico, al punto che esso comincia a riversarsi a ridosso del palco: vengono lanciati raggi laser sulle volte dell’Auditorium, che disegnano figure geometriche, in un tripudio di effetti dotati, però, di una singolare sobrietà.
E’ la volta di Overture, tratto dall’album scaturito dal drammatico film Dancer in the dark di Lars Von Trier, interpretato in veste di attrice dall’artista con una tale intensità (vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes 2000), ed una tale immedesimazione con la straziante protagonista Selma, da causarle una crisi di rigetto tale da indurla ad abbandonare il mondo del cinema.
La successiva Anchor Song da Debut è caratterizzata dagli ottoni che regalano ad una atmosfera Dance,una delicatezza quasi fiabesca, mentre Army of me da Post è dura e spigolosa; l’avvolgente e suggestiva Triumph of a heart ritorna alla celebrazione dell’amore, come Wanderlust, nella quale l’estensione della voce, in levare, raggiunge vette da brividi.
Il concerto volge alla conclusione con la suggestiva Vokuro’, ancora da Medulla che costituisce un’antica ballata ricca di suggestioni mitiche tra sacro e profano, mentre Hiperballad è una raffigurazione poetica sulle rinunce necessarie in un rapporto di coppia; Pluto, infine, ancora da Homogenic, rappresenta un vero modello per la musica elettronica.
L’artista concede un solo bis, con Oceania da Medulla, eseguito dalla cantante alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Atene 2004, che non è tra i suoi capolavori.
Pur restando un po’ delusi per la brevità della performance offerta (appena una novantina di minuti), quest’artista magica e spirituale, che sembra provenire dalle leggende celtiche dei boschi, ha lasciato il segno; si percepisce una grande poetica visionaria, e nel suo canto c’è un pathos che conosce pochi paragoni al mondo: le sue splendide canzoni elettroniche, campionate dal computer, caratterizzate dall’assenza di chitarre, sono certamente figlie dell’esperienza della grande musica tedesca anni settanta ed ottanta, il cosidetto Krautrock, in particolare dei Kraftwerk; certamente Essa ha anche una grande influenza sulla Dance attuale, persino nelle sue varianti House; nello stesso tempo canta i sentimenti, l’amicizia e l’amore con una capacità evocativa ed un’assenza di retorica assolutamente stupefacenti.
Noi ci siamo allontanati dalla Cavea con una strana sensazione di appagamento e di inquietudine, che solo l’Arte è in grado di dare.

Recensione by Dark Rider

Foto di ‘Deep Schismic’ e ‘Hello I am Bruce’

Tracklist
BRENNID PID VITAR (walk in)
UNRAVEL
HUNTER
PLEASURE IS ALL MINE
DESIRED CONSTELLATION
HIDDEN PLACE
JOGA
OVERTURE
ANCHOR SONG
ARMY OF ME
TRIUMPH OF A HEART
WANDERLUST
VOKURO’
HYPERBALLAD
PLUTO
Encore:
OCEANIA

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