Lug 152012
 

Roma , Cavea Auditorium Parco della Musica, 7 luglio 2012

 

Slowcult ha scelto di dare spazio a due voci per recensire il concerto di Morrissey, voci entrambe entusiaste, simili per gradimento ma diverse per taglio editoriale e concezione.  Siamo certi che la nostra scelta troverà adesioni e detrattori; fateci sapere cosa ne pensate!

 

 Morrissey: STILL ILL

★★★★☆

“I decree today that life is simply taking and not giving, England is mine , it owes me a living”

Sono passati sei anni esatti dal passaggio di Moz dalla sua (amata ?) Capitale, ma poco o niente è cambiato. Magari un filo di pancia in più. E fans over anta costretti a presenziare nell’esaurita Cavea con un paio di pargoli in più (le babysitter costano). Alla fine però tutto quello per cui abbiamo profumatamente pagato è disponibile.

Lui c’è.

La voce pure.

Il suo carisma teatrale da santone , pure.

Le canzoni (più o meno) , pure.

Diciamocelo, nessuno è venuto a sentirlo per le canzoni del suo ultimo periodo solista, che peraltro sta sfociando nell’ennesima antologia in pubblicazione, su questo non riesce proprio a darsi pace.

Siamo qui per il Personaggio Moz e per gli Smiths.

E lui, rispetto a sei anni fa, se ne sta facendo una ragione. Tre pezzi allora, il doppio stavolta. A cominciare dall’inno ai taccheggiatori con cui ci incendia gli animi , finendo con l’immortale bis con il quale ci stende definitivamente.

In mezzo sono altri 18 momenti di lezione su come si tiene in ostaggio un pubblico adorante. Si muove come un torero, si inginocchia, chiacchiera col pubblico, passa il microfono alle prime file, benedice le folle, propina sermoni e lezioni di letteratura (con la foto del fido Oscar Wilde che campeggia alle sue spalle con aria pensosa domandandosi “who is Morrissey ?).

Canta subito il tributo alla città che lo ha ospitato per più di un anno nel 2005/2006 , “piazza Cavour, what’s my life for”, scalda l’ugola e la band (quattro ragazzi ed una signora, unica risparmiata dall’indossare magliette della nazionale azzurra, ma , aspetta, siamo sicuri che sia una signora ? Fammi vedere bene….ommioddio, è Boz Boorer vestito da donna !!!!!!!), e poi regala uno di quei momenti di furore rock che ti lasciano sveglio per due giorni con la pelle d’oca, quella Still ill che a distanza trentennale ricorda a tutti del perchè gli Smiths sono stati la più grande invenzione inglese dopo le patatine fritte.

oh mama, I can feel the soil falling over my head”.

E’ molto loquace e disponibile, stasera. Evidentemente il luogo lo mette più a suo agio di molti altri suoi predecessori. Rischia anche l’avvicinamento alle prime file, rigorosamente in piedi con buona pace di coloro che hanno speso una fortuna per stare seduti in prima fila. Sul dipanarsi delle canzoni , niente da dire. Si aspetta con ansia il prossimo pezzo Smiths , o uno di quei due-tre che hanno rinvigorito una carriera solista parecchio altalenante. Per fortuna, stasera, il nostro è predisposto a rivedere il passato, I know it’s over parte quieta come una carezza e poi cresce con lo splendido coro finale accompagnato da tremila voci che avvolgono palco e i palazzi del villaggio olimpico.

Il tempo giusto di riprendersi, e Sua Vegeteranietà accenna una celentanico sermone sull’argomento per poi lasciare spazio alle immagini. Animali uccisi, macellati, seviziati, e lui al buio che ne canta la sofferenza. Sicuramente il momento più forte dello spettacolo, molta gente non riesce a tenere gli occhi aperti o volta la testa. Per bilanciare , deve subito intonare Let me kiss you, che stride molto con la sua dolcezza con il raccapriccio dei cinque minuti precedenti.

Una paio di pezzi alquanto anonimi , una cover di Frankie Valli e Scandinavia, che per quanto mi riguarda è di rara bruttezza, e poi partono i fuochi di artificio dei saluti. Everyday is like sunday è, per l’appunto , uno dei pochi grandi pezzi solisti di Morrissey, cantata con tanto di panzetta al vento e festa popolare sugli spalti. Si spera nella chiusura con This Charming Man (oh no, it’s boring, risponde Sua Altezzosità) e ci saluta con il valzer di Last Night I dreamt that somebody loves me , epitaffio di epoca smithsiana. Cosa sceglierà come bis ?

I am the son and heir of a shyness that was criminally vulgar

Rieccolo, si abbraccia con i componenti della band e annuncia che quando si è giovani si fanno tanti errori. Il riff di chitarra è di quelli che riconosci dopo un decimo di secondo , neanche fossimo a Sarabanda. E’ delirio puro ! E’ How soon is now !

Lo sport preferito del fan di Morrissey è cercare di salire sul palco, smarcare gli agguerritissimi orchi del servizio d’ordine e abbracciarLo.

Seguono scene esilaranti, da far west, da sagra paesana : decine di persone dai punti più impensabili che tentano la sortita , i cerberi respingono vittoriosi , Lui che continua imperturbabile, finchè una ragazza , geniale, riesce a partire da un punto talmente improbabile, il retro palco scavalcando dalle casse delle attrezzature, che arriva in meta e lo bacia.

1-0 per lei , e festa per tutti.

Recensione e foto di Attilio

Morrissey I love you, believe me!

★★★★☆

Mi sono messa in fila alla biglietteria per cercare all’ultimo minuto due biglietti e davanti a me un fan con già il suo biglietto in mano, mi ha guardato con tenerezza e mi ha detto: “Il concerto è sold out da mesi!” “La fila la faccio lo stesso ormai sono qui.” Ho risposto in piena euforia. La prima occasione che avevo e non potevo perderla. Ascolto gli Smiths da quando ero poco più che adolescente e la loro musica ha accompagnato talmente tante trasformazioni della mia vita, che ho la voce di Morrissey impressa nella pelle. Ero certa di poterlo vedere, ero certa, ci sono eventi che non capitano a caso. E mi è andata bene, non solo ho trovato due biglietti, senza posto numerato, poi una volta dentro, c’erano due posti liberi centrali e comodissimi. Era iniziata già con una magia la serata.

Dalle 21.00 per quasi 40 minuti si è esibita Kristeen Young , una cantante, cantautrice e tastierista di St. Louis, Missouri, dallo stile aggressivo e una vocalità straordinaria. Poi nel breve intervallo tra le due esibizioni mentre preparavano il palco, sono stati proiettati su un grande schermo, una serie di vecchi filmati musicali degli anni settanta, dove si vedevano cantare i miti di Morrissey tra cui una bellissima Brigitte Bardot, Marianne Faithfull e lo stesso giovane Morrissey che imita Elvis Presley.

Le luci si spengono e parte una drammatica ed enfatica voce femminile fuori campo, che ha recitato un brano in inglese, “IMPERFECT LIST” di Pete Wylie (membro degli Wah !) . Dal 2004 Morrissey ha usato questo brano come intro dei concerti. Una donna di Liverpool legge – quasi impassibile ad eccezione di alcune inflessioni di rabbia un elenco deprimente di stati d’animo, percezioni, sentimenti, atrocità, miserie umane, nomi di dittatori, carnefici, malattie, tutto ciò che distrugge l’anima dell’uomo.

Poi lui è entrato sulle note di Shoplifters of the World Unite, elegante e inglese. Camicia azzurra, occhi azzurri: tutte le nostre braccia rivolte verso di lui, come per toccarlo e cominciato a cantare. Per tutti noi pronti ad attenderlo, immergendosi in quel tripudio di amore, che sembrava allagare tutto il palco. L’emozione è stata totale. Penso di non poter fare una valutazione meramente critica del concerto, per me è stato un evento straordinario. Un evento rock, con tutto ciò che questo comporta: grande presenza scenica, una voce potente, musica evocativa, una band affiatata, (con addosso le magliette della nazionale italiana, personalizzate con la scritte Morrissey 2012). E poi la folla entusiasta, i fans più arditi che salgono sul palco catturati dal servizio d’ordine, che gli lanciano doni, fiori i simbolici gladioli, che lo chiamano e qualcuno gli grida, quando lui gli porge il microfono: Morrisey I love you, belive me, che piangono sulle note di I know it’s over, insieme a lui, anche se quando dalla platea qualcuno gli chiede stai piangendo Morrissey? Lui risponde: no, sto sudando!
Morrissey è un artista che ha creato con il suo pubblico un legame indissolubile e che lusinga e avvinghia con l’incanto della sua voce, dei suoi gesti teatrali, della sua sensuale ambiguità. Così come un grande e originale artista può fare. Lui è autenticamente un Dandy, non a caso alle sue spalle, enorme sullo schermo, appare il volto di un giovane Oscar Wilde che in un fumetto chiede: Who is Morrissey? Anche io me lo chiedo, mentre lo ascolto. Che cosa rende speciale un uomo se non la sua arte, la sua espressività e l’abilità di rendere felici gli altri, godendo del suo proprio successo, donandosi narcisisticamente al pubblico, e accarezzandosi così il suo ego tirannico.

Prima di cominciare il suo tour, Morrissey ha dichiarato, in una intervista, che progetta di lasciare lo spettacolo entro due anni, ha detto che 55 è l’età giusta, il limite massimo per andare in pensione :”Sono un po’ sorpreso di essere arrivato così lontano. Questo è il mio 30° anno, e io sono invecchiato molto di recente, che è un po’ doloroso per me, come deve essere per tutti”, ha detto Morrissey. “Il corpo cambia forma e non c’è niente che tu possa fare … prendo un’ora alla volta.”

Ha chiuso il concerto con How soon is now? Not too soon Morrissey, it’s just now.

Recensione e biglietto di Constance

SCALETTA :

Shoplifters of the world unite/You have killed me/You’re the one for me, fatty/Black cold/I’m throwing my arms around Paris/Still ill/Ouija board, ouija board/People are the same everywhere/One day goodbye will be farewell/Maladjusted/Action is my middle name/I know it’s over/I will see you in far-off places/Meat is murder/Let me kiss you/To give (the reason I live)/Scandinavia/Everyday is like sunday/Last night i dreamt that somebody loved me////////How soon is now ?

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