Dic 092013
 

The Waterboys, Roma Auditorium della Conciliazione, 21 Novembre 2013

★★★★★

Le seggioline rosse dell’Auditorium della Conciliazione di Roma si sono rivelate decisamente scomode e castranti in questa serata romana molto umida. Si perchè sul gran bel palco (con ottima acustica) questa sera si svolge una fetta di Storia. Quella Storia che parte dagli anni’80 quando un manipolo di band europee maneggiava una matassa di suoni epici, potenti, a volte ben radicate nel flusso della musica folk rock, o a volte intrise di new wave o cornamuse scozzesi eseguite con la chitarra elettrica.
Le batterie poderose di Steve Lillywhite, il produttore forse più seminale di quegli anni, facevano il resto.
Mi riferisco a band provenienti dall Irlanda (U2, Pogues), Scozia (Waterboys, Simple Minds, Big Country),e Galles (The Alarm).
Questa sera ci sta una band che è uscita artisticamente indenne dagli anni ’80, arrivando ad oggi integra, potente, lirica, suggestiva e piena di poesia. Il tutto attono al carisma e alla penna di Mike Scott, l’indiscusso leader dei Waterboys, perchè è di loro che stiamo parlando.
La “Big Music” dei Waterboys portò la band scozzese ad aprire svariate date degli U2, portando la band sulla soglia del grande salto.
Fino a che Mike Scott sente sui dischi di Sinead O’Connor il violino di Steve Wickham (il violino anche di “Sunday bloody Sunday” degli U2, dell’Elvis Costello di “Spike” per esempio) lo contatta, getta all’ortiche gli stadi, la “Big Music”, le prospettive di successo mondiale e si trasferisce, sotto suggerimento di Steve, in Irlanda dove tra Dublino, Spiddal (vicino Galway sull’Oceano Atlantico dunque) e l’America getta via anche l’epicità di cui la band era intrisa per compiere un viaggio nel mondo della folk, country music, realizzando così un capolavoro come “Fisherman’s Blues” che oggi esce sotto forma di imperdibile box con tutti gli inediti e i demos del periodo.
E per l’occasione speciale ecco che Mike Scott e Steve Wickham si ritrovano sul palco assieme a Trevor Hutchinson e Anthony “Anto” Thistlethwaite per farci fare quel viaggio assieme a noi.
Un salto temporale dal 1986 al 2013.
Un concerto immenso, un Mike Scott in forma strepitosa, un Wickham devastante con un violino che ci parla linguaggi lontani, ma vicini al nostro cuore, e una scaletta da brividi.
I Waterboys hanno optato per non riproporre il disco nella esatta sequenza, come molte band fanno ora quando si tratta di celebrare importanti uscite discografiche della loro carriera. Ma prendono gemme di quel periodo (comprese nel box set e in qualche cd di outtakes uscito nel corso degli anni’90) le fondono con brani provenienti dal periodo della “Big Music” e voilà i brividi scorrono senza fine.
L’inizio con “Strange Boat” e “Sweet thing” di Van Morrison (che confluisce in una beatlesiana “Blackbird” con il violino/usignolo dell’incommensurabile Wickham) setta il tono della serata.
Scorrono cosi “Strangers to me”, “On my way to Heaven”, “Blues for your baby”, “Tenderfootin”, “I’m so lonesome I could cry” di Hank Williams, la finale “Saints and Angels” tutte provienti dal box set di inediti dell era “Fisherman’s Blues” mischiate sapientamente con gemme del passato come “A girl called Johnny” dal primissimo album dei Waterboys, una trascinante “Raggle Taggle Gyspy” traditional presente nel cd successivo a “Fisherman’s Blues” ovvero “Room to Roam” e una doppietta micidiale da “This is the sea” ovvero una “Don’t bang the drum” versione per piano, violino e sax, (interrotta e ricominciata da capo con Mike che da “istruzioni” a Anto e Steve) e una “Whole of the moon” che fa esplodere l’Auditorium.
Ovviamente presenti brani da “Fisherman’s Blues” tra cui una “We will not be lovers” da incorniciare.
Serata magnifica, un viaggio attraverso i decenni prezioso che ci avvicina alla musica dell’anima.
Una band da scoprire, amare, e peccato per l’assenza dalla setlist di quella “Sgt Pepper” che ho avuto la fortuna di captare da fuori durante il soundcheck.
Perchè questa è davvero la Sgt Scott Folkcountryrockblues Heart Club Band”.

Recensione di Fabrizio Fontanelli

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