Dic 192016
 

Roma, Monk Club, 2 dicembre 2016

★★★☆☆

Yussef Kamaal2La recente pubblicazione di Black Focus, distribuito in Italia da Audioglobe, ha suscitato molto interesse intorno al progetto Yussef Kamaal, la band capitanata da Yussef Dayes e Kamaal Williams, il duo considerato come una delle più promettenti rivelazioni della scena musicale londinese. Leggendo la scheda pubblicata dalla Audioglobe l’aspettativa aumenta, sembra che ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo che lascia spazio alla sperimentazione, basata sull’improvvisazione di semplici accordi ispirati al jazz elettronico degli anni ’70 e al sound londinese, tra jungle, grime, jazz-funk e broken beat., e a quanto si legge “il disco mantiene intatte sia le improvvisazioni che l’energia sprigionata live”. A questo punto  diventa assolutamente un appuntamento da non perdere!
L’ inizio del concerto (in ritardo manco a dirlo!) prende in contropiede l’esiguo numero di spettatori, me compreso, spaesati dal vuoto che c’è in sala. A quel punto un nutrito numero di persone attirate dalla musica è iniziato ad entrare, via via fortunatamente sempre più numeroso, un pò come quando giochi in giardino e la mamma ti chiama perchè è pronto in tavola, con annessi urletti di soddisfazione per aver trovato tutto pronto e apparecchiato sul palco. Alcuni, che stavano chiaccherando tranquillamente fuori, si sono visti costretti a continuare la conversazione dentro, tra l’altro disturbati dal volume della musica hanno dovuto alzare la voce! Intanto la band, incurante delle persone che stavano conversando, continuava la sua session live. Già dal primo brano è evidente che il progetto si regge tutto sul gioco tra batteria e tastiere, non a caso sono disposti sul palco uno di fronte all’altro. Yussef Kamaal4Il flusso di accordi che esegue Kamaal con il suo Rhodes nasce in maniera spontanea, offrendo lo spunto per il ritmo della batteria di Yussef Dayes che è la protagonista assoluta. Il basso accompagna le invenzioni dei due in maniera ordinata, mentre la chitarra di tanto in tanto emerge con delle improvvisazioni di buon livello che entusiasmano il pubblico. Nel complesso lo show è coinvolgente e scorre via velocemente, anche troppo, dopo un’ ora è già finito, bis compreso. Rispetto al live le incisioni in studio risultano più complete, non solo per la maggior ricchezza di strumenti, come i fiati, ma anche le commistioni tra i vari sound a cui si ispirano sono meglio espresse. Il live è più asciutto, meno elettronico, dove spicca un sound decisamente afro anni ’70 su cui il duo Yussef Kamaal a tratti gioca troppo spesso a rimpallarsi accordi e rullate in controtempo. E’ fuori di dubbio che questo progetto ha qualcosa di interessante anche se è di facile ascolto, personalmente non mi viene da gridare al miracolo, soprattutto se si parla di sperimentazione. Spero in futuro di essere smentito.
Recensione del Signor Giù
foto di Fabrizio Forno

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