Nov 152015
 

Monte del Lago – Magione (PG),  18 e 19  settembre 2015

VFest-2015-a3-1In due bellissime serate di fine estate si è svolta la sessione annuale del Villa festival: esso costituisce, per la serietà organizzativa e l’ottima selezione dei musicisti, una delle rare occasioni in Italia per potere assistere a concerti di ottima levatura per chi ama le sonorità oscure, dal “Neofolk” alla “Dark Wave”, al “Dark Ambient”, al” Neoclassical” ed alla “Industrial Music” .

La cura nella scelta degli artisti, la qualità delle esibizioni e delle proposte culturali è molto qualificata e viene portata avanti da sempre con costanza ed ammirevole determinazione, senza alcun cedimento alle mode correnti, che sussistono anche all’interno di queste tipologie di sonorità.

Lo sforzo organizzativo dei valenti operatori culturali è stato però ancora una volta messo a dura prova, nell’edizione del festival di quest’anno, dalla sempre più scarsa partecipazione del pubblico. Ed è veramente un peccato, vista la qualità degli artisti che, come nelle passate edizioni, hanno animato la cripta di Villa Aganoor Pompilj ed il palco montato nello splendido giardino antistante, tornato protagonista dell’evento, dopochè nella scorsa edizione era stato utilizzato il teatro comunale di Magione.

Ma rendiamo ora conto della prima giornata di concerti cui abbiamo assistito:

18 settembre:

CROPCIRCLE: L’Incubo elettronico

★★★☆☆

CropCircle è un interessante progetto, elaborato da Cecco Testa, di ispirazione “Dark Ambient” che nasce nel 2004 dall’esigenza di sperimentare una fusione tra musica elettronica, industrial ed ambient sulla scia della musica oscura di Coil, ensemble inglese di culto.

Certamente, pur se le caratteristiche “Dark Ambient”, via via che il progetto prende forma nei varii album sono prevalenti, si notano anche forti influenze della “space music” dei Tangerine Dream e degli Hawkwind.

Fin da subito l’esperienza creativa di Cecco si è rivolta a territori fortemente sperimentali, dotati di una carica ipnotica di notevole suggestione, spaziando anche nell’ambito delle colonne sonore per vecchi film, al fine di rendere omaggio ai compositori che le crearono.

Nel 2013 CropCircle ha accompagnato musicalmente la recitazione di Daniela Bedeski, poetessa e vocalist già di Camerata Mediolanense ed ora di RosaRubea, contribuendo alla creazione della suggestiva opera (Libro e cd) “De l’Amor Rubeo e de l’Amor Sospeso”.

Nella cripta della Villa Aganor Pompilj, una specie di cantina a volta di roccia, CropCircle ha eseguito una performance avvolgente, ipnotica, dove protagonista è stata la voce stentorea di Stefania Domiziana V (cantante lirica, performer a tutto campo di varie realtà underground) cui, per parte del concerto, si è aggiunta la soprano Daniela Bedeski, che ha conferito al medesimo, con la sua splendida voce e la sua forte presenza scenica, delle modalità espressive “Neoclassical” nell’ambito di un tono fortemente lirico, di grande suggestione. Sono stati privilegiati i brani dell’album “Soundtrack for un Inquiet Night”, i quali trovano la loro essenza nei racconti neri, di natura gotica, fonte primaria d’ispirazione per i CropCircle; l’atmosfera della performance si è rivelata sempre più pervasa da arcano stupore, anche grazie alla suggestiva location, che però ha mostrato l’inconveniente di non valorizzare appieno le voci delle due soprano.

Comunque il “Preludio (Atlantide – Mare dentro)” interpretato da Daniela Bedeski, splendido poema crepuscolare, è andato decisamente a segno, così come “Unquiet”, tratto da “Das Blumchen”, poema di Michaela Steber, e lo splendido, allucinatorio “Epilogo”, ispirato alle liriche di Percy Bisshe Shelley, nell’interpretazione di Stefania Domiziana V; questi i brani più ipnotici, che hanno suggellato una performance inquietante, suggestiva, ove una soffusa, lancinante ambient elettronica ha dato pienamente conto di un percorso creativo indubbiamente originale e coinvolgente.

NID: Furore e dolcezza Neofolk

★★★☆☆

nidI NID rappresentano un gruppo neofolk, con forti ascendenze dark wave, originale e potente, che ha realizzato una performance di qualità, impetuosa, fascinosa, ispirata.

Nati nel 2011, in Puglia, i nostri si affermano sin dal primo ep, “Nature in Disguise”, ma è con il potente “A Fair Masquerade” che l’etichetta spagnola di qualità “La Esencia” li porta alla notorietà, anche fuori dal territorio italiano, rendendo noto un lavoro già di per sé eccellente, ed arricchito da una parte grafica realizzata magistralmente.

La loro cifra estetica contiene anche venature martial industrial, ma la cifra prevalente è un neofolk avvolgente e solenne, particolarmente curato negli arrangiamenti.

La performance è stata tesa, drammatica, molti i brani riproposti dall’album di esordio, che vuole assumere il significato di una straniante maschera barocca, che rappresenta l’affanno che ciascuno affronta nel percorso della vita, sino a ritrovarsi nudi, privi di orpelli nell’attimo fatale.

Indubbiamente la presenza scenica e l’abilità strumentale della band sono di rilievo; essa veicola un messaggio filosofico ed estetico non legato comunque alle usuali tematiche martial/industrial. Non ci sono riferimenti alle guerre mondiali ed alle loro tragedie, né la voluta ambiguità con la quale molti ensemble neofolk si pongono nei confronti delle tragedie della storia.

Le loro tematiche appaiono legate ad un concetto artistico, puramente estetico, con una filosofia della vita e della morte di un certo spessore. Il sound è avvolgente, aspro a volte, a volte melodico come quello dei grandi ensemble neofolk tedeschi, come Forseti e Seelenthron. I brani presentati al Festival sono stati tutti molto ben eseguiti, armoniosi, lucidamente introspettivi. In particolare, si ricorda la tesa, potente esecuzione di “White Rooms”.

Jannerwein: La classicità dell’incanto neofolk

★★★½☆

Proveniente da Salisburgo, questo magnifico ensemble “neofolk” ha regalato al festival una magnifica performance seguendo i sentieri della classicità, ed ispirandosi alle liriche magistrali di Forseti e Sonne Hagal. Partendo con riferimenti al folk tradizionale ed a quello di matrice marziale, Jannerwein sanno costruire armonie suggestive, intrise di contenuti tradizionali, come l’amore per la natura, i profondi legami con la terra di appartenenza, le radici cristiane della civiltà europea.

Utilizzano mirabilmente tutta la pletora degli strumenti tradizionali, voci, in parte polifoniche, bozouki, ghironda, violino, fisarmonica, chitarre avvolgenti, cornamuse, flauti, organetto, percussioni in una sintesi che determina un suono suggestivo e coinvolgente.

La grande fascinazione della loro esibizione è stata la semplicità; le liriche sono apparse fortemente malinconiche e ispirate, eppure versatili e accattivanti, in grado, certamente, di raggiungere un pubblico anche non necessariamente di nicchia.

La maggior parte dei brani sono stati tratti dai due ultimi lavori, “Nach Der Sehnsucht”(Dopo la nostalgia) e “Heine Hoffnung”(Una speranza), tutti egualmente coinvolgenti, affascinanti, cantati da Max KTG, dotato di una voce pastosa e avvolgente.

Dal punto di vista delle influenze culturali, dobbiamo rilevare il forte legame tematico con il Romanticismo Tedesco, e l’ammirazione per il pensiero filosofico dii Friederich Nietsche.

Non mancano riferimenti alla tradizione alpina, al punto che, su richiesta di alcuni amici che li hanno seguiti al festival, l’ensemble austriaco si è esibito, in conclusione del concerto, in una simpatica interpretazione di “Edelweiss”.

Sagittarius : La Poesia Romantica Tedesca

★★★★☆

Cornelius WaldnerSagittarius è un’ensemble tedesco, fondato da Cornelius Waldner, ex black metaller, insieme a Marcel P. Herr Twiggs e Teresa W., ispirato alla musica classical e neofolk, ma che si muove in maniera totalmente autonoma ed originale.

Colmo di riferimenti poetici e letterari, di profondi e suggestivi elementi della Classicità, esso ha elaborato nel corso del tempo diversi progetti, tra cui spiccano almeno due perle.

La prima è certamente “Songs from the Ivory Tower”, che di fatto è un lavoro solista di Waldner, basato su piano e voce, con qualche esecuzione al flauto. Quello che colpisce, in questo splendido lavoro, è l’ispirazione che sembra tratta dal bellissimo “Black Soft Star” dei Current 93, di cui sembrerebbe una splendida versione in stile mitteleuropeo. Colpisce il lirismo, la classicità ispirata mai fine a è stessa di questo lavoro. La seconda perla è certamente “Kingdom Come”, pure concentrato intorno ad un pianoforte a coda, dove l’incontro tra poesia romantica tedesca, filosofia e musica genera un vero sincretismo, mirabile, autentico tra classicismo e neofolk, di grande impatto emotivo e di profonda suggestione spirituale.

La performance al Villa Festival, ove Cornelius Waldner è stata affiancato da Thomas Bojden (Die Weisse Rose), è stata eccellente, poetica, di stupefacente e composta bellezza.

Su di un piccolo schermo a lato del palco scorrevano immagini dei grandi poeti ed artisti da cui i brani di Sagittarius traggono ispirazione: Stefan George, filososo e poeta del romanticismo tedesco di fine ottocento inizio novecento, animato da tensione spirituale verso le forme del vivente, modello emblematico, come già Rilke ed Holderlin, che stabilisce un rapporto particolarissimo tra anima, forma, solitudine, comunicazione, segreto e silenzio. Vivente, per George, è l’esperienza estetica che emana dall’opera d’arte nel momento stesso in cui è osservata, diventa cioè vivente. L’artista lo richiamava più volte con brani di stupefacente bellezza: “Das Wort” (La Parola, vista come dono alla Poesia), “Seelied”, (le radici della Poesia vanno cercate nell’antica Grecia), “The Children of the Sea IV: Echo”, poema ripreso da Ernest Morwitz, suo discepolo per molti anni. Voce, pianoforte,flauto di rara intensità, che genera nell’ascoltatore una sottile emozione, un attonito stupore. E poi brani ispirati a Frederich Holderlin “An Die Parzen” (Alle Parche, l’inno che il grande poeta evoca, chiedendo loro il tempo di evocare e scrivere la sua poesia), Charles Baudelaire (“Der Heautontimorumenos”, Il Punitore di sé stesso, che il poeta aveva rielaborato da Terenzio), Joahn Wolfgang Goethe (“Der Konig in Thule”, Il Re di Thule, ballata tragica del grande poeta tedesco sull’amore infelice, presente nel Faust), da Hermann Hesse (“Valse Brilliante”, Valzer Brillante, poema), Ernest Morwitz, scrittore, germanista (“Grabgedich III”), ed ancora brani tratti dal’album “Songs From the Ivory Tower” , come l’avvolgente “Nihil Arisen”, ispirata al mito greco del vaso di Pandora, che aperto, libera tutti i mali del mondo, o ”Der Sommer, den Dieerntezeit Gerront”, ispirata all’estate, la stagione del raccolto, o ancora “Sternwandel V”, (la quinta trasformazione della stella) e “Ist Alles Stumm Und Leer” (Tutto è silenzioso e vuoto) da Karoline von Gunderrode, poetessa romantica, tutte pervase da intenso lirismo, da grande pathos. C’è anche la partecipazione in un suggestivo brano di Stefania Domiziana V di CropCircle. Non poteva mancare l’omaggio esplicito a David Tibet, certamente un mentore per Cornelius Waldner. Siamo usciti dalla performance stupiti, attoniti, dopo un’esperienza di così luminoso, stupefacente fulgore.

Ain Soph: I Rituali Occulti

★★★☆☆

Ain Soph, nella cabala ebraica significa Luce Infinita, ed è al centro di complesse costruzioni cosmogoniche: la luce, per i cabalisti, rappresenta la sapienza umana, la vita, la grazia: questo nome è stato scelto da un gruppo leggendario dell’underground romano, attivo sin dai primi anni ottanta, le cui tematiche ineriscono essenzialmente il mondo dell’Occulto. Questa band costituiva la risposta italiana alle musiche esoteriche dei Current 93, che nei loro primi lavori erano affascinati dalla filosofia esoterica di Aleister Crowley. Essa non va considerata come una band tradizionale, ma come entità al di fuori del mercato musicale, le cui composizioni, che venivano divulgate su nastri e cassette, erano destinate a rituali magici.

Infatti i componenti di Ain Soph trassero le loro prime ispirazioni dal volume “Magick” dell’occultista inglese, esprimendo sonorità dark ambient, esoteric industrial ed elettroniche, che ben presto ne fecero un ensemble di culto. Esiste una delle loro prime composizioni, “Rituals”, ristampata di recente, che è la registrazione di un concerto con pubblico selezionato, tenuto nell’85 all’interno di un palazzo di piazza Venezia: i suoni sono cupi, lancinanti, drammatici, la musica è certamente idonea a segrete cerimonie esoteriche.

Ma è “Kshatriya” che porta a compimento la filosofia esoterica di Ain Soph. Essa prevede una rappresentazione teorica della Magia, vista come superamento della dicotomia umano soprannaturale, mentre “Aurora” rappresenta la svolta “musicale”, e si rivela un’appassionata riflessione sulla caduta degli ideali e della Tradizione, che incardina la propria “filosofia” nella concezione evoliana dell’eterno conflitto tra forze della Tradizione e dell’Anti Tradizione, anche se l’ensemble ha più volte volutamente sottolineato la non appartenenza a una qualsivoglia ideologia politica.

Nel corso del tempo, la band ha acquisito notorietà internazionale, negli ambienti “underground”, e molti gruppi, tra cui Der Blutarsch, Novy Svet, Mushroom Patience, Argine, e persino il grande Andrew King, hanno contribuito a partecipare ad una compilation di suoi brani, intitolata “Tutti a Casa!- Ain Soph Tribute”, che evidenzia, pur nei diversi stili, la matrice sperimentale del sound di Ain Soph, ma anche quella neofolk, caratterizzata da un cupo, straniante melodismo.

La performance al Villa è stata indubbiamente interessante: tra i diversi brani va ricordato “Uomini perduti”, che racchiude l’approccio nichilista dell’ensemble e brilla per ironica ed arcana drammaticità. La performance è cupa, nervosa, in parte legata alle tematiche neofolk che la band ha coltivato maggiormente negli ultimi anni, in parte all’originario dark ambient esoterico, ma dobbiamo dire che la reale natura di essa ci sembra, al di là dei vari generi, da ricercarsi nella pura sperimentazione. Non sono, peraltro assenti venature Prog e elementi di psichedelia. Con effetti stranianti e certamente suggestivi.

Reportage di Dark Rider (segue seconda parte) 

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