Apr 182013
 

Gli amanti passeggeri, di Pedro Almodóvar. Con: Javier Cámara, Raùl Arevalo, Carlos Areces, Lola Dueñas, Cecilia Roth, Hugo Silva, Paz Vega. 90 min Spagna 2013

★★½☆☆

A bordo di un aereo di linea della compagnia Peninsula si verifica un’avaria che sembrerebbe costringere il pilota ad un atterraggio di emergenza: nell’attesa che una pista adatta si liberi, i passeggeri dello scompartimento turistico vengono narcotizzati dalle hostess, mentre in business-class tre steward omosex cercano di temporeggiare al fine di evitare che il panico prenda il sopravvento. Tra i viaggiatori c’è un po’ di tutto: una specie di medium ossessionata dalla propria verginità, un killer su commissione sotto mentite spoglie, una sorta di squillo d’alto bordo dei tempi che furono (si scoprirà poi essere la vittima predestinata del killer), un bancarottiere in crisi con la figlia, un attore playboy tormentato da relazioni sentimentali inconcludenti, nonché una coppia di neo sposini in viaggio di nozze particolarmente avvezzi alla mescalina. Il comandante, regolarmente sposato, ha una liason con uno degli steward (J. Cámara) mentre il co-pilota, che si professa eterosessuale, in realtà cova più di un capriccio nei confronti degli esponenti dello stesso sesso. Ad uno ad uno, vengono esaminate le varie anime che compongono questo quadretto comico-grottesco formato da personalità tra loro così distinte ma nell’insieme così simili, mentre i tre steward lussuriosi cercano disperatamente di prendere tempo nell’attesa che una pista divenga praticabile. E così, tra agua de Valencia e sketch musicali, accoppiamenti carnali e verginità finalmente perdute (la medium), si arriva in fondo e finisce bene per tutti. Il ritorno di Almodóvar dietro la macchina da presa stavolta non lascia il segno, risentendo di un manierismo che nella propria eleganza stilistica s’inceppa nella ripetitività delle tematiche, con la consueta messa in scena che frappone diverse coscienze incastrate tra loro in un meccanismo a scatole cinesi. Il solito piglio provocatorio, però, non fa breccia nello spettatore, e nonostante Gli Amanti passeggeri sia dichiaratamente una commedia (dis)impegnata che nulla deve spartire con episodi lontani anni luce come Volver o Parla con lei, il cineasta iberico s’incarta in una sceneggiatura che mostra più di un buco (le avventure narrate da Norma e sul finale dimostratesi inventate, le tiritere amorose dell’attore-playboy fallito), specialmente nei troppi riferimenti alle attitudini (omo)sessuali dei protagonisti che finiscono per appesantire il tutto smarrendo nell’insieme il filo del discorso, concentrandosi quasi esclusivamente sugli omoerotismi dei piloti e degli steward, lasciando alle altre figure dei ruoli quasi ingessati (il killer ed il bancarottiere) se non di mero contorno (la coppia di sposi). Più che un film vero e proprio, Gli Amanti passeggeri sembra un esercizio di stile, quasi un divertissement ad opera di un grande regista che aveva voglia di intrattenere senza scandagliare a fondo le psicologie dei personaggi, in netta controtendenza rispetto ai fasti del precedente La Pelle che abito, prediligendo una lettura della situazione in chiave comica ammiccando ad un surrealismo che in realtà non si verifica praticamente mai (eccezion fatta per il numero musicale proposto dagli steward), nonostante il film a tratti riesca tranquillamente a divertire senza tuttavia essere contrassegnato da momenti memorabili. I fan sfegatati del regista spagnolo troveranno comunque spassosi i figuranti di questa farsa strutturata sotto forma di kammerspiel, ben recitata e capeggiata dagli steward che fungono da punto di riferimento dell’intera vicenda, mentre i detrattori non faticheranno ad etichettare un Almodóvar più insopportabile del solito nel panegirico ripetuto sul mondo omosex che sembra rappresentare il vero deus ex machina dell’intera vicenda. Citazione di merito per gli interpreti: eccellente Javier Cámara nel ruolo dello steward-gay istrionico e tormentato, divertente Lola Dueñas nella parte della medium svampita ed ancora vergine, funzionale Cecilia Roth nei panni dell’odiosa Norma, il film è aperto inoltre dai cameo di Antonio Banderas e Penelope Cruz come impiegati aeroportuali. Almodóvar, pur non smentendo sé stesso, con Gli Amanti passeggeri segna un episodio inedito nella propria filmografia, scegliendo una commedia leggera dai tratti pruriginosi ma evitando situazioni drammatiche di qualsiasi tipo, incentrando prevalentemente il discorso sulle sfaccettature dei membri dell’equipaggio e plasmando un film personale relegabile ad episodio di contorno nella meravigliosa carriera di un grandissimo regista che sembra decidere di prendersi una pausa rispetto al cinema impegnato al quale ci ha (gaudiosamente) abituato. Stavolta, le consuete pennellate mèlo non risaltano sulla tela firmata dall’artista, ed i passeggeri alla fine scendono pensando già al prossimo volo. Attendendo, naturalmente, fiduciosi.

recensione di Fabrizio ’82

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