Set 302018
 

“Le avventure rossobrune di Ego Fuffaro” di Alessio Spataro, Shockdom, 2018 – pp.96, 12 euro

Dopo i romanzi a fumetti Biliardino e Violeta – Corazòn maldito dedicato alla cantante e musicista cilena Violeta Parra, Alessio Spataro torna all’affresco satirico con Le avventure rossobrune di Ego Fuffaro (Shockdom Edizioni, 2018).

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Presentato a Roma al Casale Garibaldi lo scorso 27 settembre in una serata molto affollata e partecipata, il libro è un tagliente pamphlet a fumetti. Non preoccupatevi se non conoscete bene il personaggio al quale si riferisce: mai come in questo caso vale la teoria della “parte per il tutto”. Il protagonista, un papero privo di spina dorsale e narciso fino all’inverosimile, è il perfetto pseudofilosofo politico di successo dei nostri tempi. Meritato rappresentante della nostra epoca, con la sua vuota prosopopea, la sua ambizione sconfinata e soprattutto l’imperturbabile ambiguità. Del resto, l’abilità nel parlare forbito coniando termini astrusi (basti pensare alla “svirilizzazione turbocapitalistica”) e nel rielaborare sapientemente concetti antichi ma di sicuro successo (complotti masson-pluto-giudaici e compagnia bella) non costituiscono i requisiti fondamentali della neopolitica?

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Sono certamente italiani i riferimenti stilistici del nostro – dai Disneyani Cavazzano & c. all’amatissimo Andrea Pazienza – ma è impossibile, sfogliando questo fumetto, non ripensare alla graffiante allegoria tracciata da Gerald Scarfe nel film Pink Floyd The Wall e, più indietro nel tempo, agli inquietanti scenari della Berlino degli anni ’20 raffigurati da Georg Grosz. Disgraziatamente proprio questo è il territorio dove ci troviamo: un paesaggio politico desolante e pericolosissimo in cui ambiguità e codardia preparano il terreno al totalitarismo e il concetto di popolo è ancora una volta abusato per configurare nuove dittature. Viviamo già, ahinoi, nel Sottosopra, immersi nelle quotidiane fake news e nel trionfo dell’ignoranza, continuamente bersagliati da nuovi obbrobri verbali e concettuali mirati solo all’affermazione del potere. Un potere viscido, mutante, che può dire tutto e il contrario di tutto, basta che sappia sollecitare nel modo giusto il ventre molle dell’audience.

Un lavoro che non è  – e non vuol essere considerato –  satira perché, come lo stesso autore ha affermato nel corso della presentazione, “La satira in qualche modo rende accettabile il presente”, lo fa apparire divertente anche quando è tragico, e certamente questo non è il suo intento.

C’è speranza? Forse. Diciamo che appare e scompare. Gli appassionati di fisica, oltre che di filosofia, apprezzeranno particolarmente il finale del libro.

Recensione di Ludovica Valori

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