Ago 082007
 

Roma 3 & 6 Luglio 2007

Come ogni estate, dopo aver racimolato solo qualche briciola invernale, l’offerta di concerti improvvisamente cresce a dismisura, costringendo gli appassionati di musica a scelte difficili ed a conseguenti dolorose rinunce e grossi rimpianti. Limitandoci ad analizzare una settimana a caso, la prima di luglio, ci siamo trovati davanti ad una serie incredibile di ‘eventi internazionali’, tutti concentrati in poche sere: Placebo, Gato Barbieri, Patti Smith , Peter Gabriel, Lou Reed, Rolling Stones, Nicola Conte, Sonic Youth, per citare solo i nomi più altisonanti. Anche per chi si può permettere un notevole sforzo economico, sarebbe stato comunque impossibile assistere a tutti gli spettacoli sopracitati, perché alcuni di essi sono stati programmati nelle stesse serate.
Evitando di commentare quest’improvvisa bulimia di concerti, mi limito a raccontarne un paio di questi concerti, non necessariamente i più importanti o i meglio riusciti, semplicemente quelli a cui mi è capitato di assistere: Peter Gabriel e Rolling Stones.
L’ex leader dei Genesis ha deciso di intraprendere una nuova tournee per celebrare i 25 anni del Womad, la fondazione da lui creata per facilitare la creazione e la distribuzione della world music di vari artisti, insieme al progetto parallelo dell’etichetta Real World.
Non avendo nessun nuovo album da promuovere, la scelta dei brani è avvenuta chiedendo ai propri fan di compilare tramite il suo sito una lista di quelli che avrebbero preferito ascoltare dal vivo.
Il “Warm Up Tour Summer 2007 “, ha quindi preso corpo, partendo dalla Germania a metà giugno e dopo aver fatto tappa in Olanda ed Irlanda, è approdato in Italia: Brescia e, prima di Piazza San Marco a Venezia, è arrivato alle Capannelle di Roma, nell’ambito della rassegna Roma Rock.
Il concerto è stato preceduto dall’esibizione della band di Charlie Winston, che per una mezzora ha scaldato i circa 8000 presenti con un folk rock tipicamente british ed alcune suggestive ballads in perfetto stile busker.
La sua bella voce avrebbe poi accompagnato Peter Gabriel nel finale del concerto.
Introdotto dalle note strumentali di “Sky Blue”, nella consueta tenuta gilet nero/camicia bianca, sempre più somigliante al Giorgio Faletti più recente, il nostro eroe è salito sul palco, ringraziando il pubblico in italiano e spiegando brevemente le caratteristiche e le motivazioni del tour.
Il concerto è stato molto coinvolgente e riuscito; lontano da qualsiasi revival nostalgico, nonostante la predominante presenza tra il pubblico di 40/50 ed anche sessantenni con gli occhi lucidi ed una particolare predisposizione alla pelle d’oca in barba alla calda serata. Particolare cura è stata come sempre riservata sia alle luci che soprattutto ai suoni, ben calibrati con un amplificazione perfettamente equilibrata, con tutti gli strumenti ben bilanciati, un vero piacere per le orecchie ed una rarità per concerti di queste dimensioni.
La scelta della scenografia e stata più scarna e sobria che in passato.
La band, dominata da due colossi quali Tony Levin e David Rhodes, annoverava tra gli altri anche Melanie, la figlia di Peter, che dopo non aver affatto sfigurato nel confronto con Sinead O’Connor nel controcanto di ‘Blood of Eden’, ha avuto l’onore della ribalta cantando da solista ‘Mother of violence’.
In oltre due ore di musica, oltre ad alcuni hit quali ad esempio ‘Steam’ e ‘Sledgehammer’, si è dato spazio a molti brani dei primi album del dopo Genesis, il cosiddetto periodo ‘senza titolo’.
In conclusione, una bella ed emozionante serata, a tratti indimenticabile in cui lo zio Pietro ha dato l’ennesima dimostrazione di classe, gusto e buone maniere (introducendo spesso i brani in un italiano mai stentato).
Sul palco accanto a lui: Tony Levin (basso) David Rhodes (chitarra), Ged Lynch (batteria), Angie Pollock (tastiere), Richard Evans (chitarra, tastiere) Melanie Gabriel (corista).
Playlist: The Rhytm of the heat; On the air; Intruder; DIY; Steam; Blood of eden; No self control; Solsbury hill; Mother of violence; Family snapshot; Big time; Lay your hands on me; Secret world; Signal to noise; Sledgehammer; In you eyes; Biko (encore).

Tutt’altra storia due sere dopo, quando allo Stadio Olimpico sono andati in scena i nonni del R’n’R, ovvero i Rolling Stones, per l’unica data italiana del ‘Bigger Bang Tour 2007’.
In comune con il concerto delle Capannelle, la serata degli Stones ha avuto poche cose, probabilmente l’età media degli spettatori (sicuramente sopra la quarantina) e la durata, un paio d’ore bis compresi.
I prezzi piuttosto elevati (si partiva da un minimo di 70 euro dei distinti per arrivare ad oltre 170 dei posti a sedere sotto il palco) hanno impedito che gli spalti fossero gremiti, ma il colpo d’occhio ad inizio concerto era comunque notevole.
Contrariamente a quanto sostenuto dai maggiori organi di informazione, secondo i quali “alla folla è bastato scardinare la porta di accesso che divide i distinti dal prato, attrezzato con sedie di plastica, perché poche centinaia di persone riuscissero a invadere la platea, costringendo chi aveva pagato anche 177 euro per un posto in prima fila ad assistere al concerto in piedi”, si è trattato piuttosto di un’invasione autorizzata e contingentata, finalizzata al riempimento delle ampie zone di platea rimaste invendute. Con questo sistema è stato evitato a Jagger e compagni l’imbarazzo di ritrovarsi con zone della platea completamente deserte.
Il concerto comunque non ha deluso le attese, sgombrando il campo dal legittimo scetticismo iniziale; si può tranquillamente affermare che siamo sempre di fronte alla più grande band di rock’n’roll del mondo e che i nostri dimostrano di avere ancora voglia di suonare, divertirsi e far divertire il pubblico (circa 35.000 presenti).
Il palco gigante sul quale troneggiava il più grande maxi-schermo mai visto, sostenuto ai lati da una scenografia che ricordava la facciata a spirale del Museo Guggenheim di New York, si estendeva per tutta la lunghezza della tribuna tevere, permettendo le scorribande senza sosta di un Mick Jagger in una forma fisica davvero invidiabile. Molto più sornione nelle movenze, a volte barcollante ma sempre puntuale e preciso nei suoi leggendari riff, Keith Richards nel consueto look piratesco ha regalato una delle prime emozioni del concerto nella veste di cantante, quando accompagnato dalla sola chitarra acustica di Ron Wood ha eseguito Rocks Off tratta dal doppio album Exile on Main Street.
La band, accompagnata da alcuni validissimi collaboratori tra cui spicca il leggendario Bobby Keys al Sax (tra i più applauditi al momento della presentazione) e la straordinaria vocalist Lisa Fischer, ha potuto a mio parere esprimersi al meglio in un brano, Can’t You Hear Me Knocking, tratto da ‘Sticky Fingers’ in cui nella lunga parte strumentale si sono alternati gli assolo di Ron Wood e, per l’appunto, del grande Bobby Keys. La scelta di questo come di altri brani non celebratissimi dimostra comunque la voglia di proporre un repertorio più sporco e vibrante, per lo meno per la parte centrale del set, dopo il quale non sono mancati i brani più attesi del gruppo, come Brown Sugar, Miss You, durante la quale una pedana mobile ha trasportato la band quasi fino alla pista di atletica di fronte alla Montemario, una suggestiva e luciferina Simpathy for the Devil e l’immancabile Satisfaction. Un’enorme lingua che sembrava fuoriuscire dallo schermo, insieme ad una raffica di fuochi d’artificio ha concluso il concertone.
In conclusione, chi si aspettava un carrozzone sgangherato di mestieranti si è dovuto ricredere, le mossettine di Mick Jagger, le sigarette e le chitarre di Richards e Woods, insieme al drumming puntuale e impeccabile di Charlie Watts colpiscono ancora nel segno; si tratta sempre e solo di rock’n’roll, ma eseguito ancora con gran classe ed una disarmante padronanza della scena.
Playlist: Start me up – You got me rocking – Rough justice – Rocks off – She’s so cold – Ruby tuesday – Can’t you hear me knocking – I’ll go crazy – Tumbling dice – You got the silver – Happy – Miss you – It’s only rock’n’roll – Satisfaction – Honky tonk women – Sympathy for the devil – Paint it black – Jumping Jack flash – Brown Sugar (encore).

Recensione by Fabrizio

  One Response to “Troppa carne sul fuoco? Riflessi di luna piena nel cielo di Roma. Peter Gabriel e Rolling Stones”

  1. […] è quella di ‘A bigger band’, che ha raggiunto anche l’Italia la scorsa estate con un concerto allo Stadio Olimpico. La maestria con la quale il vecchio Marty riesce a riprendere la musica rock non è di certo una […]

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