Giu 302013
 

Roma, Villa Ada, 17 giugno 2013

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Gli amanti del gossip ricorderanno il primo lunedì a villa Ada 2013 per essere stato rivelatore della gravidanza di Violante Placido, le cui rotondità accentuate facevano fatica ad essere coperte dalla Gibson acustica con la quale si è presentata sul palco. Gli amanti della buona musica avranno invece apprezzato la strana combinazione creata dalla coppia che si è palesata in questa calda serata di inizio estate romana.
Dapprima solo lei con la sua band, poi lei e lui con la band di lui, poi lui ed infine di nuovo insieme per il gran finale,
Peccato per la scarsa affluenza di pubblico, che non ha però fatto mancare il proprio calore ai musicisti.
L’occasione era doppiamente interessante, in quanto sia Viola che Giovanardi sono in promozione dei propri nuovi lavori; la Placido è in uscita con il secondo album, intitolato ‘Sheepwolf” previsto per fine estate, mentre Gio da un mese ha pubblicato ‘Maledetto colui che è solo’.
Il nuovo approccio con la musica di Violante Placido ★★★☆☆ conferma lo stile del precedente ‘Don’t be Shy…’, ovvero un cantautorale alla Suzanne Vega, inacidito dalla chitarra di Alessandro Gabini e dalla minimale batteria di Andrea Moscianese. Non si tratta di nulla di trascendentale, un piacevole ed onesto ascolto, a volte più convinto e profondo (We Will Save The Show e Hey Sister) a volte un po’ più insipido e già troppe volte ascoltato forse anche perchè un po’ penalizzato da un set elettroacustico forse troppo scarno. Più convincente nell’unico brano in italiano presentato stasera, un ambito in cui Viola sembra muoversi maggiormente a proprio agio e che spassionatamente ci permettiamo di suggerire come futuro e più originale sviluppo del proprio percorso musicale.
Da un set strumentalmente ridotto all’osso, si passa nella seconda parte del concerto a ben altro allestimento sonoro: ecco arrivare Mauro Ermanno Giovanardi ★★★½☆ accompagnato dal Sinfonico Honolulu, band livornese composta da 8 suonatori di ukulele, più un bassista ed un percussionista, tutti in tenuta simil-iene televisive. L’inizio (così come buona parte del concerto) è all’insegna del recupero di temi, musiche ed atmosfere smaccatamente anni sessanta.
Si inizia col Morricone più tipicamente spaghetti-western, con tanto di armonica a bocca impugnata con piglio e disinvoltura dal Giovanardi, per poi passare al Morandi di ‘Se perdo te’ e chiudere quest’inizio a spron battuto col duetto di ‘Bang Bang’, dal repertorio dell’Equipe 84, già riproposto da Viola e Mauro nel precedente album Ho sognato troppo l’altra notte? (2011).
L’alchimia con l’ensamble di chitarrine hawaiane funziona, le numerose cover e le canzoni originali sembrano fatte apposta per il bizzarro connubio strumentale con la calda e confidenziale voce dell’ex leader dei La Crus. Gli arrangiamenti di alcuni classici, poi, come una versione quasi lounge di Via con me di Paolo Conte o l’ancora più sorprendente base reggae che sostiene ‘Se perdo te’ dal repertorio di Patty Pravo, danno davvero la sensazione di una rivalorizzazione degli originali, anche se in certi altri casi fa capolino la sensazione di un riciclaggio, seppur raffinato, per mancanza di idee nuove. Resta innegabilmente l’energia, la presenza scenica e l’onestà sincera e genuina di questa proposta: la serata scorre via lieve, tra un beguine ed una versione di Storia d’Amore di Celentano forse troppo fedele all’originale. Si chiude nuovamente all’insegna degli anni sessanta, con un nuovo duetto con Viola per una riproposizione di “These Boots are made for Walkin’” che non fa rimpiangere l’orginale di Nancy Sinatra. La nostalgia prende corpo, l’umidità sale, è ora di tornare a casa, in vespa o lambretta, se possibile.

Recensione e foto di Fabrizio Forno

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