Apr 022015
 

Roma,  Officinenove,  6 Marzo 2015

chagall locandina2
Evviva il teatro “Povero”, povero e allo stesso tempo ricco, perchè basta una stanza, le luci giuste, pochi orpelli (tutti però funzionali alla storia che si va dipanando) e un attore con presenza, poesia, e personalità per tenere alto il nome del teatro, quello vero, quello espressivo che con la forza della narrazione apre mondi e fa entrare lo spettatore in un contesto storico e nella vita del protagonista.
Questo accade con “Chagall” di e con Simone Càstano, con l’apporto del maestro Ivano Guagnelli.
Accoglie questa replica romana lo spazio Officinenove, che si rileva essere lo spazio perfetto sia per Chagall, che per un avventore a una sua mostra, entrambi interpretati da Simone Càstano. Uno spazio off, con il pubblico a ridosso dello spazio dedicata alla performance, e un pubblico che viene a volte chiamato ad interagire con Chagall, a entrare nella sua vita, al suo desiderio di esprimere se stesso, a cavallo delle 2 guerre.

Incontro Simone che ci racconta questa intensa esperienza di vita:

Prima domanda d’obbligo…Come ti sei avvicinato alla figura di Chagall?

Simone Càstano: “Il mio approccio con Chagall….è quello che racconto nello spettacolo.
Tutto è cominciato una giornata di fine primavera. La ragazza con cui ero in quel periodo mi portò al Vittoriano per vedere la mostra “Chagall delle Meraviglie”. Io in quel periodo ero al secondo anno di recitazione, ed ero al massimo della mia voglia di conoscere, soprattutto ciò che accadeva fuori dalle mura accademiche. Così quella giornata si presentò a pennello. E ci andai… ma forse questo è meglio non raccontarlo, dato che lo racconto proprio nello spettacolo.
Per essere breve: andai alla mostra con la pretesa di imparare chissà che… ne rimasi deluso, perché mi aspettavo di trovare chissà quali quadri (e invece “questo” Chagall dipingeva cose nomali, di tutti i giorni!!!). E poi ne uscii completamente trasformato. Fu un’esperienza! Quella visita di circa 4 ore mi arricchì decisamente.
Così comincia ad appassionarmi: comprai il mio primo libro su Chagall (il catalogo della mostra). Poi, un giorno, ero lontano dalla mia ragazza di allora e mi venne voglia di scriverle una lettera. Le scrissi tutto quello che mi era accaduto in quella visita alla mostra. Ebbi il bisogno di raccontarle la mia esperienza. E le spedii quella lettera.
simoneSuccessivamente un’amica mi regalò l’autobiografia di Chagall “La mia vita”. E lì accadde il “disastro” Cominciai ad appassionarmi all’uomo, non tanto all’artista. Ogni frase scritta era un colpo al cuore e allo stesso tempo una gioia immensa. Rivedevo me in lui e lui in me. La sua vita, per quanto completamente diversa dalla mia, rispecchiava i miei umori. Stava parlando di me! Ma non fu ancora questo ciò che mi spinse a farne uno spettacolo, tanto il fatto che qualche anno dopo attraversai un periodo di “smarrimento”. Sai, i classici periodi in cui ti domandi “Ma io chi sono?”, “Che tipo di artista voglio essere?” “Faccio abbastanza per esserlo?” etc etc e cominciai a guardarmi intorno. Vidi tantissimi spettacoli teatrali e, devo dire (per essere delicato) in nessuno ritrovai un mio modo di fare teatro. Probabilmente fui sfortunato, certo. O forse potrei dire fortunato, dato che quello fu l’incipit per partire con il MIO teatro. Dato che tutto quello che vidi non mi piacque e spesso uscendo da teatro mi sentivo quasi preso in giro per (passami il termine) l’inutilità degli spettacoli visti, mi dissi: “Questa storia, invece, vale la pena di essere raccontata!”. Naturalmente la prima domanda fu “E perché?”….. buio!…. la risposta, all’inizio un po’ sfocata ma poi sempre più concreta e confermata dal tempo, fu: “Perché è bella!”. Ritrovai casualmente una copia di quella lettera spedita alla mia ragazza di allora, e da lì cominciai a scrivere il resto.
E così ho deciso di cominciare a raccontare la vita di Marc Chagall: per portare un po’ di colore in giro. Anche perché, ogni volta che la racconto o che me la rileggo, o che semplicemente ripenso a qualche fatto accaduto a Chagall, a una sua frase, a un suo colore, si accende sempre una lucetta di gioia da qualche parte in me. E credo che la cosa migliore per portar qualcosa di bello nel mondo sia cominciare da se stessi. Se si sta bene, non si può che dare del bene.

Mi è piaciuta molto la ambientazione, parlavo appunto di Teatro “Povero” ma ricco allo stesso tempo…stai cercando spazi anche non convenzionali per lo spettacolo?

Simone Càstano:la prima volta che andai in scena con Chagall fu al forte Fanfulla, in uno spazio neutro di circa 4×4 senza fari ma con solo un neon. In quel momento non sentii affatto una mancanza, anche perché quello che mi interessavo era altro. Era un contenuto troppo importante per togliere tempo per pensare a luci o quant’altro. E forse, in effetti, non ci pensai nemmeno. Eravamo io, le parole di Chagall e le musiche di Ivano Guagnelli a dialogare con me. Successivamente però ho provato a provato lo spettacolo in teatri veri e propri. Questo ha necessariamente comportato la creazione di un disegno luci, con gelatine etc. All’inizio mi piaceva. Col tempo però, e man mano che lo spettacolo cresceva, tutto questo era, come dire, troppo bello! Le luci, i colori, sembrava tutto potenzialmente ben fatto, così preciso. Mi mancava il pubblico, il contatto con il pubblico. Da allora ho iniziato a portare lo spettacolo in caffè letterari, mostre, spazi non teatrali. Senza luci. Ogni volta cambio lo spettacolo in base allo spazio che trovo. Provo a unire il mio spettacolo allo spazio che ci ospita. Del resto, il vero grande tema dello spettacolo è proprio “l’incontro” . E poi ho ritrovato in tutto questo anche uno spirito più chagalliano, che amava la gente e stare in mezzo a loro

Grazie Simone e grazie per questo interessante viaggio tra vita, pittura e poesia.

Simone Càstano: Grazie Slowcult!

intervista a cura di Fabrizio Fontanelli

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