Dic 182009
 

Roma, Auditorium Parco della Musica 7 dicembre 2009

★★★★☆

Hammill 2
Un emozionante, splendido concerto solista ci è stato regalato da Peter Hammill, uno dei geni della musica contemporanea, già fondatore dei grandissimi Van Der Graaf Generator, insieme ai King Crimson il più creativo ed originale gruppo di Prog Rock mai esistito, creatore ed anticipatore di molta musica di matrice Dark, Elettronica e sperimentale. Accompagnato solamente da un pianoforte o da una chitarra acustica, ci ha introdotto nel suo mondo drammatico ed immaginifico, di profonda e stupefacente intensità.
Parallelamente al progetto Van Der Graaf Generator il musicista, accompagnato spesso da alcuni dei membri dell’ensemble ha portato avanti una splendida anche se altalenante carriera solista, durante la quale i temi ricorrenti nei suoi poetici testi sono stati mirabilmente rappresentati, persino nelle opere meno riuscite, esprimendo una allucinata e dolorosa poesia degna della grande letteratura inglese cui egli fa spesso riferimento, in particolare citando Shakespeare e Lewis Carroll.
L’introspezione psicologica, la riflessione filosofica, in particolare sulla logica e la razionalità ed i limiti della stessa, la illusorietà dell’amore e delle umane relazioni ed il conseguente smarrimento esistenziale, l’invecchiamento, la morte, la follia, l’analisi politica, la consapevolezza, l’illusione religiosa sono i principali temi verso i quali il colto Musicista ha sempre rivolto la sua instancabile ricerca
Detti temi sono stati trasfigurati in una straordinaria e fortemente visionaria invenzione poetica, dando vita a simbologie ed allegorie, nell’ambito delle quali le figure più rappresentative sono costituite dal Camaleonte, l’Imperatore, la Porta, la Fotografia, lo Specchio. La voce particolarissima, che usa come uno strumento, capace di passare da toni basso baritonali a quelli tenorili, alternando canto soffuso ed urla improvvise ed agghiaccianti, ha espresso, per tutta la durata del concerto, un senso di pathos e di grande tensione drammatica, riscuotendo, ad ogni pausa, applausi scroscianti da parte dello scarso ma appassionato pubblico presente in sala.
Il concerto inizia con la struggente The Siren Song, tratta dall’album the Quiet Zone/The Pleasure Dome dei Van Der Graaf Generator, senz’altro opera minore, ma che nella esecuzione per solo piano di Peter diviene un brano di allucinato dolore e di notevole suggestione.
E’ poi la volta di Don’t Tell Me, da Enter K, magnifica ballad intrisa di una malinconia schubertiana.Hammil 1
Shell, tratta dall’album Skin, trova una inedita delicatezza espressiva mentre Nothing Comes, da Veracious è tersa ed intensa.
Undone, dal nuovo album Thin Air lirico e privo della rabbia che ha contrassegnato molte opere dell’Autore, esprime il senso di incertezza ed incompiutezza di chi nella vita non si è realizzato; in essa si rappresenta con chiarezza il disagio esistenziale, attraverso un lirismo dolente e drammatico sulle suggestive note del pianoforte.
La successiva The Comet, The Corse, The Tai, tratta da In Camera, descrive il destino di solitudine verso il quale l’umanità sembra diretta, dal momento che essa è incapace di comunicare, di condividere.
Shingle Song invece è tratta da Nadir’s Big Chance, l’aspro album che diverrà negli anni a venire, a detta di Johnny Rotten, un manifesto della Punk Generation. Esso esprime sin dal nome che significa enblema, con durezza, ma anche geniale invenzione melodica, la sua disperata, continua ricerca di identità.
Il successivo Modern è tratto da The Silent Corner and The Empty Stage e ricorda nello stile i Van Der Graaf Generator ed affronta i temi cosmologici, storici, esoterici nei quali si rispecchia il disagio esistenziale dell’Autore.
La performance di Hammill esprime in questo brano rabbia contenuta, quasi dialogata, anche mediante un pezzo di piano lucidamente scelto. L’Autore trae lo spunto dalla rievocazione dell’oscuro destino di città maledette, come Gerico, Atlantide, Babilonia, per trarne lo spunto per riflettere sulla disperata transitorietà di ogni umano cammino, con tono deprimente.
Dopo Ophelia, tratta da The Calm (after the storm), triste e delicata ballad sulla fine di un amore, e l’inquieta Patient (tratta da Patient), ove l’intensa liricità della strofa viene contraddetta da violenti riff chiatarristici, torna la riflessione filosofico religiosa in The lie (Bernini Saint Therese), tratta ancora da The Silent Corner, che affronta con rabbia, ove il timbro di voce si fa potente e cangiante, la menzogna religiosa, descrivendo il maestoso nulla delle cattedrali cattoliche ed esprimendo un profondo scetticismo. Per questo brano egli ritorna al pianoforte, che non abbandonerà sino alla fine del concerto. E’ la volta di Meanwhile My Mother, tratta da Singularity, nella quale Peter descrive con affetto e sensibilità il declino psicofisico della madre, poi di Gone Ahead, tratta da Incoherence, sommessamente lirica, in cui l’Autore analizza i limiti logico-dialettici della comunicazione verbale, e, successivamente, di A Better Time, dove torna alla speculazione filosofico-religiosa, ponendosi la domanda se esista una entità trascendente dietro al meccanismo causa/effetto, verificabile dai dati dell’esperienza..Peter Hammill Victoria Rodriguez Martìnez
La stupenda e dolcissima ballata A Way Out, tratta da Out of Water, sembra una canzone simbolo della modernità, della soffrenza e dello straniamento dell’Uomo, in balia dell’inutilità e della vacuità, nella speranza che possa esistere una via di fuga nell’Amore. Tematiche simili vengono espresse nella lancinante Stranger Still, da Sitting Targets, ove l’Artista utilizza al massimo la sua potente voce, con urla di contenuta disperazione e note di piano sopra le righe, alternandola con toni lirici e meditativi.
Egli appare effettivamente provato (non bisogna dimenticare che nel 2003 fu strappato alla morte a seguito ad un infarto devastante) e ci concede un solo bis, ma da leggenda: la straordinaria Still Life, tratta dall’album omonimo dei Van Der Graaf Generator, una dark song profonda, cupa e avvolgente, intensamente poetica, in parte antimelodica, nella quale la declamazione ai limiti del parlato riafferma la sua concezione nichilista.
In questo stupendo brano viene riaffermata la dolorosa riflessione circa la vuota caducità di ogni evento, in linea con la poetica dei lieder del Romanticismo tedesco, che raggiunge nel finale commossi accenni lirico malinconici, ed è interpretata sino allo sfinimento.
Gli applausi durano minuti per questo immenso Artista, vero mentore del dolore e della solitudine dell’Uomo contemporaneo, che nella sua indimenticabile performance ci ha letteralmente procurato molti brividi nella schiena, regalandoci le emozioni profonde che solamente l’Arte nei rari momenti in cui realmente si interseca con la vita può dare.

Recensione di Dark Rider

Foto di Victoria Rodriguez Martínez

Scaletta:

The Siren Song
Don’t Tell Me
Shell
Nothing Comes
Undone
The Comet, The Course, The Tail
Shingle Song
Modern
Ophelia
Patient
The Lie
Meanwhile My Mother
Gone Ahead
A better Time
A Way Out
Stranger Still
Still Life

  2 Responses to “Peter Hammill: Oscuri percorsi dell’anima”

  1. bellissima!!!complimenti!

    max

  2. […] in parallelo una splendida carriera solista e che abbiamo avuto modo di apprezzare in una strepitosa recente performance all’Auditorium di Roma nel dicembre 2009, la cui poetica rappresenta un continuo psicodramma in cui l’angoscia del […]

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