Giu 202013
 

A pochi giorni dalla scomparsa Slowcult vuole omaggiare un artista tra i principali esponenti italiani del rock psichedelico (e non solo).
Uno dei più creativi, appassionati ed originali musicisti italiani se ne andato dopo una terribile malattia degenerativa, di cui eravamo tristemente al corrente dalla sua pagina facebook, che curava con passione, insieme all’amatissima compagna Susanna Schimperna, in un continuo, appassionato, bellissimo dialogo con i fan. Da sempre profeta dell’underground, questo Autore misconosciuto ha scritto delle bellissime pagine di musica, ma anche di poesia, anticipando molti stili e generi attuali, come l’ethno folk e la sperimentazione elettronica, e dando un contributo geniale ed innovativo, da vero maestro, al “prog rock”allora al suo apice.
Vivace, visionario, dotato di un’inventiva straordinaria, fin dagli anni settanta, nel suo habitat artistico milanese, allora finestra sul mondo, aveva consegnato alla storia veri e propri album di culto, innestando in essi una geniale, a volte stralunata poetica hippie, e diventando il più originale, autentico interprete italiano del “flower power”, nella sua migliore accezione.
Un geniale artista, che, visto di recente, dimostrava ventanni in meno dei suoi sessanta, ironico, dolce, profondo, da sempre affascinato dal misticismo.
Nei primi anni settanta, al suo apice creativo, aveva realizzato quattro opere con Alberto Camerini, Mauro Pagani, Eugenio Finardi, di cui almeno due rimarranno nella storia della musica: “Viaggio”, un’opera asciutta, essenziale, ove suonava la chitarra, accompagnato dal solo Mauro Pagani, che si alternava tra flauto violino e conga, ove, tra messaggi autentici, armonie dolci e rilassate, molto in linea con lo spirito utopistico del tempo, una nuova generazione, che aveva fatto il sessantotto, era alla ricerca di nuovi valori e di una nuova identità spirituale.
A questo era seguito il capolavoro “Volo Magico n. 1”, ove la traccia omonima occupava la prima facciata dell’album, in una lunga suite psichedelica che si snodava in una geniale lisergica armonia tra raga e mantra, anticipando tematiche “folk” e “prog rock”, seguita da “La realtà non esiste” piccola, incantevole, perla sonora buddista, per pianoforte e voce, ove si evidenziava la sua profonda matrice spirituale. Dal punto di vista stilistico, i semplici accordi, la spazialità dilatata che ricordava musicalità californiane, la voce eterea, sognante, sembravano un felice, creativo incrocio tra David Crosby e Tim Buckley.
Legato sin dall’inizio all’esperienza della storica rivista underground “Re Nudo”, straordinaria reazione culturale all’irrigidimento neo staliniano dell’estrema sinistra del tempo, e coautore degli eventi musicali da essa realizzati, fu profondamente segnato da un lungo viaggio in India, che lo convinse a diventare una figura di primo piano del movimento religioso “Hare Krishna” in Italia.
Animatore della famosa trasmissione radiofonica “Per Voi Giovani”, aveva contribuito a far conoscere nel nostro paese esperienze di acid folk psichedelico come la “Incredible String Band”, cui si sentiva molto affine. Un vero Maestro, un grande interprete della Musica Alternativa, quando questa accezione aveva reale senso, e la sperimentazione e l’occhio sul mondo erano autentici, che si situava nella corrente creativa alternativa del tempo, incrociando il protoethno folk degli Aktuala, il jazz rock degli Area, il Battiato sperimentatore di suoni di allora.
Spirito indomito, artista poliedrico ed instancabile, aveva negli ultimi tempi realizzato altri album, tra cui uno, molto interessante, con gli “Effervescent Elephant”, senza rinunciare alle battaglie di una vita per la libertà di espressione, contro il condizionamento dei media e della Siae in particolare, per le quali utilizzava internet. Aveva comunicato, meno di un mese fa, in un drammatico post su facebook l’inizio di un suo nuovo libro, l’autobiografia ufficiale “La Settima Vita”, cui diceva, di essere arrivato a seguito della rievocazione, in una intervista recente, delle sue precedenti vite, da studente, da aspirante rock star, aspirante santo indù, aspirante professionista “normale” tra broadcast, media e business immobiliare, rientrando infine in una quinta, di ritrovato musicista con desiderio di fare concerti, cui era seguita una sesta di malato terminale.
La Settima, la nuova, l’attendeva con serenità, e, nel desiderio di alleggerirsi e di spogliarsi delle cose terrene, chiedeva ai fan se desiderassero qualcuna delle sue splendide chitarre, o la sua auto.
Per il suo coraggio, la sua profondità spirituale, l’invenzione musicale e poetica, i doni artistici lasciatici, non possiamo che accompagnare con la mente ed il cuore il suo Volo Magico verso l’Infinito. Grazie, Claudio! Hugs to You, Rest in Peace!

Dark Rider

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